02blog e la (piccola) traversata di Milano - terza parte

02blog e la (piccola) traversata di Milano - terza parte

Terzo episodio della piccola traversata di Milano di 02blog: un viaggio a piedi da piazzale Maciachini a San Donato in una giornata d'agosto, con qualche foto e tante curiosità sulla città in cui viviamo.

Nelle prime due parti pubblicate ieri e l'altro ieri siamo partiti dal capolinea a nord della MM3, per arrivare fin quasi in piazza del Duomo: più o meno a metà del percorso quindi. Oggi dove si arriva?

Scopriamolo dopo il salto...

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Quante volte siamo passati di qui? Quante volte da ragazzini abbiamo pensato che quello fosse il centro del mondo, che si dovesse essere lì non appena si poteva? In seguito, superati i vent'anni, sarebbe diventato un posto in cui normalmente passare due, massimo tre volte l'anno. In alcuni casi, direttamente da evitare, troppa gente, troppo casino... forse, sbagliando.

Perché piazza del Duomo è uno dei pochi luoghi davvero multiculturali di Milano. Unisce o ha unito tutti, per quanto ognuno poi resti chiuso nella sua bolla: più che unire quindi, crea una condivisione. Sia per chi a Milano vive da generazioni, sia per i nuovi milanesi, sia - soprattutto - per le sottoculture giovanili.

Che in molti casi da lì sono passate in massa: gli zarri di metà anni novanta dal corso, l'hip hop milanese è passato dal Muretto, i punk a inizio anni ottanta stazionavano non troppo lontano, in via Torino, mentre quindici anni dopo, dalla metà dei novanta in poi, hardcoristi e gabber assortiti si affollavano allo Space Trip sempre in via Torino.

Nell’esperienza punk confluiscono sia una parte degli “sconfitti” dei circoli del proletariato giovanile, sia coloro tra i più giovani che sentono il bisogno profondo di un’azione collettiva, separata e fortemente riconoscibile dai segni, dai modi e dallo stile. Certo è che la comparsa di questi nuovi “soggetti” nel cuore di Milano non passa inosservato, né per le altre aggregazioni giovanili già presenti, né per i “normali” cittadini. I primi luoghi di ritrovo sono situati in pieno centro della città, rigorosamente per strada: la fiera di Senigallia e Via Torino, una delle vie più “visibili” del centro

Philopat dice molto bene, citando le parole di un giovane punk dell'epoca - se volete approfondire, vi consiglio Costretti a sanguinare, uscito per Einaudi qualche annetto fa

le vie del centro sono il nostro palcoscenico naturale - abbiamo i riflettori puntati -

Per ogni sottocultura giovanile - escludendo quella rave - l'importante è farsi notare: e come farsi notare? Semplice: basta stare dove non ti possono non vedere. I giovani tamarri delle periferie e i provinciali invece hanno sempre preferito farsi le "vasche", lo struscio, sia in galleria che nel corso, ma la logica non cambia. Cambierà forse la sostanza, ma non la forma.

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Da piazza Duomo, viro verso piazza Mercanti: un angolo molto turistico, ma con un po' di sporcizia in giro, forse colpa della maleducata clientela del McDonald's adiacente. Tempo fa ViviMilano aveva dedicato un bell'articolo a piazza Mercanti, ve ne ripropongo un passo:

Tanto tempo fa, Milano era una città ricca di verde: distese di prati, alberi e fiori facevano da sfondo alla difficile vita dei meneghini, che si dibattevano tra guerre, pestilenze e carestie. E' proprio in uno dei molti prati alberati, che, nel 1228, il podestà Oldrado da Tresseno decide di realizzare un palazzo che serva da tribunale. Nel 1233 Milano ha il suo Broletto Nuovo, in sostituzione di quello vecchio a Palazzo Reale. Broletto da «Brolo», ovvero il luogo all'aperto dove si esercita la giustizia; o anche Palazzo della Ragione, stabilita dai giudici nelle cause civili e penali. L'edificio a forma di loggia, consistente nell'odierno portico e nel salone al piano superiore (è l'imperatrice Maria Teresa, che, nel 1771, decide l'ampliamento del palazzo), è circondato da una schiera di mercanti che riempie l'omonima piazza. Calzolai, sarti, lanaioli e linaioli lavorano gomito a gomito fra il brusio delle donne venute a far compere, lo stridio delle lame affilate nella vicina via Spadari e l'odore forte del cuoio lavorato dai mastri sellai. Il profumo del pane appena sfornato si spande tra bancarelle e botteghe e i ragazzini affamati corrono dal fornaio a comprare qualche pagnotta da mettere in tavola. Tutto questo mentre intorno al pozzo pubblico (allora posto sull'attuale via Mercanti), avvocati in cerca di clienti offrono consigli legali per pochi soldi

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Pochi passi, esco da piazza Mercanti e mi avvicino a piazza Cordusio, quella che è un po' la porta d'ingresso per la "city" milanese, il cerchio all'interno del quale banche, finanza, assicurazioni, ammucchiano sedi prestigiose su sedi prestigiose in palazzi che definire di pregio sarebbe davvero eufemistico.

Il palazzo di Unicredit in Cordusio, per esempio: Palazzo Broggi. Purtroppo ce lo siamo lasciato sfuggire nel 2008, quando era in vendita. In totale il gruppo bancario presieduto da Alessandro Profumo vendette al fondo Omicron Plus 72 immobili: valevano di mercato 930 milioni di euro, e tra essi c'era anche la sede di Cordusio. Quando scade l'affitto?

Il contratto è un 18+6, intesi come anni: è partito tutto nel 2008, quindi potremmo farci vivi in agenzia nel 2026 o nel 2032...

Sugli attuali assetti di piazza Cordusio - intesa proprio come piazza, non come Unicredit... - c'è un ottimo pezzo che ho pescato nell'archivio RadioCor. Poteva non esserci di mezzo Salvatore Ligresti? Ma certo che no, perché se fate caso, nella foto in cui passa il jumbo tram arancione, c'è un palazzo della Milano Assicurazioni... volete metter su casa? Sappiate che quel palazzo è in vendita:

L'operazione Cordusio rientra nella strategia annunciata dal gruppo Ligresti di alleggerire la posizione nel settore immobiliare dove intende gradualmente ridurre gli investimenti dal 14% attuale avvicinandosi al 7% della media europea del settore. L'a.d. di Fonsai e Milano Assicurazioni, Fausto Marchionni, d'altra parte, aveva sottolineato qualche mese fa che ci sono 390 milioni di possibili plusvalenze sugli immobili Fonsai e 108 milioni su quelli della Milano Assicurazioni (...) Poi e' stata la volta della Torre Velasca. L'edificio di 27 piani fuori terra e 2 interrati e' uno dei simboli del capoluogo lombardo (...) L'obiettivo e' arrivare alla sua cessione entro l'anno per una cifra che si aggira sui 90-100 milioni di euro. Adesso tocca all'immobile all'angolo fra via Cordusio e piazza Casati nel cuore economico e finanziario milanese

Volto lo sguardo un attimo verso piazza Castello, oltre via Dante. E si riparte, per vagare un po' nelle vie dietro piazza del Duomo.

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Ci sono dei lavori in corso - la vera costante di questa città: non è mai completa - uno dei pochi porticati di Milano, e poi mi cadono gli occhi per caso su una targa dedicata a Giulio Tarra: chi era Giulio Tarra? Vedo quella targa, percorrendo una stradina strettissima - via Unione - che da via Torino porta verso Missori.

L'enfasi della lapide mi incuriosisce: "Svegliò dal secolare silenzio i sordomuti". Cerco un po' e scopro che Tarra è stato il primo rettore del Pio Istituto dei Sordi, che fu fondato nel 1854:

A dare grande prestigio al nostro "Pio Istituto dei Sordi" fu proprio l'illuminata attività che egli svolse come Rettore dall'8 giugno 1855 fino al 1889, anno della sua morte, come studioso e scrittore dell'arte di educare, come sostenitore del nuovo metodo di istruire i sordi.

Don Giulio Tarra nacque a Milano il 25 aprile 1832 da Antonio, ingegnere, e dalla nobile Lucia Borgazzi e morì, sempre a Milano, il 10 giugno 1889. Fu ordinato sacerdote il 2 giugno 1855 e ricoprì un ruolo fondamentale per l'istruzione e l'educazione dei sordi grazie all'applicazione del suo metodo basato sulla parola viva (o metodo "orale puro" o "oralismo")


Potete leggere il resto della sua biografia sul sito dell'Istituto. Passo da via Unione e sbuco in Missori...

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C'è l'Hotel dei Cavalieri - eravamo stati sul loro terrazzo qualche tempo fa, vi ricordate? - e soprattutto c'è un palazzo meraviglioso, una di quelle case fantascientifiche che i comuni mortali possono solo sognare. Bellissimo anche il sopralzo del tetto, che ricorda vagamente uno simile avvistato in Foro Bonaparte e quello di un palazzo stupendo di piazza Piemonte.

Qualche foto e prendo corso di Porta Romana: stiamo sempre continuando a seguire - più o meno - il percorso sotterraneo della MM3, ora siamo all'incirca al giro di boa per la nostra meta finale, la stazione di San Donato. Basta distrarsi un attimo, ed ecco che appare la Torre Velasca.

Ventisei piani, 106 metri di altezza, attualmente in vendita: su di lei saprete tutto, forse però non sapete la triste storia di uno dei fondatori dello studio che la progettò. Molti associano alla Torre Velasca la sigla B.B.P.R., che sta per Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti e Ernesto Nathan Rogers. Lo studio fu fondato nel 1932.

Quattro amici che avrebbero cambiato la storia del design italiano: ma uno se ne andò troppo presto. Gian Luigi Banfi morì infatti nel 1945, a Gusen, dove era stato internato. Qui sotto, le prime righe di una sua lettera scritta alla moglie, quando già si trovava a Bolzano. La versione integrale la trovate sul sito dell'INSMLI

Bolzano 4 agosto 1944
Carissima siamo ancora in attesa di partire: la destinazione, tutto è ancora incerto, solo si dice sia oggi l’inizio del viaggio per Innsbruck o Salisburgo o forse altrove? Vedremo. Bisogna prendere le cose come una avventura, dire: sia fatta la volontà di Dio, e armarsi di pazienza e coraggio. Da ultime notizie, si parte alle 14. Questo allontanarmi da te è proprio duro ma sarà l’ultima fase prima della riunione che festeggeremo finalmente. Nervi, salute, tutto è per il meglio e prego il cielo me li conservi, ché sono le uniche ricchezze che contano

Supero la Torre Velasca, ripensando alle storie delle persone che la progettarono - anche Barbiano di Belgiojoso fu internato, ma sopravvisse - gente di una pasta diversa da quella delle nostre generazioni, c'è poco da fare. Belgiojoso morì nel 2004.

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Cammino ancora un po' e supero San Nazaro in Brolo, antichissima - risale al 382 d.C. - e mi avvicino alla incrocio con la circonvallazione, dove la strada si alzerà un po' e dove in fondo al corso intravederemo Porta Romana...

(3/6, segue)

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