02blog e la (piccola) traversata di Milano - quarta parte

02blog e la (piccola) traversata di Milano - quarta parte

Quarta puntata della piccola traversata di Milano di 02blog: ci si avvicina - molto lentamente! - alla meta finale, il capolinea di San Donato della MM3. I blocchi di partenza erano in piazzale Maciachini, capolinea opposto della gialla. Circa 13 km di camminata e 4 ore e mezza di viaggio.

Abbiamo superato già piazza del Duomo e imboccato da Missori il corso di Porta Romana: all'incrocio con la circonvallazione interna c'è la strada che si "alza" leggermente, e alla fine del corso, qualche centinaio di metri dopo largo Crocetta si intravede Porta Romana.

Buona lettura.

02blog e la (piccola) traversata di Milano - quarta parte
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02blog e la (piccola) traversata di Milano - quarta parte
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Via Sforza è chiaramente deserta, una pista d'atterraggio per una BMW solitaria: ultime foto alla Torre Velasca, e via verso largo Crocetta. A due passi da lì c'è il Teatro Carcano, del quale forse non sapete la data di nascita: 1801 - la serata inaugurale risale però al 1803. E neanche la firma che porta il progetto, quella dell'architetto Canonica. Sul sito ufficiale volendo potete approfondire.

nel 1801 la Società teatrale della Casa Carcano decide di trovar spazio per un nuovo grande teatro. L'area è quella dell'ex convento di San Lazzaro, acquistata da Giuseppe Carcano. L'architetto, un giovane d'ingegno, Luigi Canonica, prende a modello la Scala e il Teatro della Cannobiana. Il Teatro Carcano ha quattro ordini di palchi, volta decorata a stucchi e dorature, un medaglione centrale, ornamenti dappertutto di tipo neoclassico. Posti dai 1200 ai 1500. E' un teatro celebrativo, per una elite che ha visto passare la Rivoluzione, ma ha anche avvertito il principio di restaurazione insito nell'impero Napoleonico. Il 3 settembre 1803 la nobiltà e la ricca borghesia riempiono il teatro per la serata inaugurale: il programma comprende "Zaira" tratta dal dramma di Voltaire, musicata da Vincenzo Federici (ventisei anni dopo lo stesso soggetto sarà messo in musica anche da Bellini) e il ballo "Alfredo il grande" musicato da Paolo Franchi

Se non ci siete mai entrati, fatelo: al liceo ricordo che ci passavo apposta al pomeriggio a ritirare i biglietti quando qualche prof tentava di trascinarci a teatro: non serviva a niente, potevano anche darceli la sera stessa, però mi piaceva. Sempre sul loro sito il cartellone con tutti gli spettacoli.

02blog e la (piccola) traversata di Milano - quarta parte
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Da largo Crocetta a Porta Romana immagino sia una bella zona in cui abitare, in cui vivere, ma non c'è molto di fotografabile e di interessante: noto una concentrazione di ristoranti giapponesi impressionante, una chiesetta apparentemente sconsacrata.

Un residuo di una "scritta" che invita a non votare né DC né PCI, ma qualcuno o qualcosa che mi sfugge - forse a evitare un certo Covi, ma vai a sapere - considerando che il PCI non esiste dal 1991 e la DC dal gennaio 1994, quella scritta coperta, lavata parzialmente via, ha almeno 16 anni...

...e poi, dal pavè, il miraggio!

Ci si avvicina finalmente a Porta Romana! Sul sito Storia di Milano trovate tutto quello che volete su questa porta monumentale, c'è davvero moltissimo da leggere, potreste perderci pomeriggi interi.

Sulla più nota enciclopedia online invece troviamo un utile e conciso bignami:

La porta attuale fu costruita nel 1596 in occasione dell'ingresso di Margherita d'Austria-Stiria, promessa sposa di Filippo III di Spagna, per i due secoli successivi l'arco di Porta Romana fu l'unico ingresso monumentale della città. La struttura presenta un arco bugnato d'ordine dorico, ispirato agli archi imperiali romani

ed ecco tracciata rapidamente la storia della risposta milanese alle migliaia di vie Roma sparse per la penisola.

02blog e la (piccola) traversata di Milano - quarta parte
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Tra viale Sabotino e viale Filipetti c'è un grattacielo, la Torre di Porta Romana: alta 89 metri - 25 piani - fu inaugurata nel 1965: ho sempre avuto l'impressione che fosse un pezzo dello skyline milanese sottovalutato, non si trova granché in giro che ci racconti la storia di questo edificio. Se ne parla su skyscrapercity, con qualche foto e un'immagine d'epoca del cantiere, ma c'è poco.

02blog e la (piccola) traversata di Milano - quarta parte
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Il centro della città ormai inizia a essere lontano, pochi i monumenti: ci si concentra su dettagli, anche mangerecci, come il leggendario chioschetto di Dorando Giannasi in piazza Bruno Buozzi. L'ottimo Trab se n'era occupato anni fa sulle nostre pagine, ma non siamo i soli ad esserci accorti di lui...

Anche sul blog Giambellino Tolstoi di Luca de Vito trovate un post dedicato a questo luogo chiave della zona, mentre la poetessa Vivian Lamarque ne aveva scritto sul Corriere della Sera qualche tempo fa:


ogni quartiere ha anche la sua isola felice, e qui è la piazza B. Buozzi. Il suo re è il mitico Dorando Giannasi, sotto la candida divisa e il grembiule verde porta una camicia di classe e una cravatta ricamata, sua reggia il pulitissimo chiostro dove dal 1967 vende «il pollo allo spiedo più buono della città» oltre ad altre squisitezze. «Al banco ho un' équipe perfetta formata da due italiani e da quattro extracomunitari, sono tutti e sei più bravi di me». Giannasi è un re generoso, in occasione del quarantennale del chiosco ha devoluto l' intero incasso di un sabato all' Airc e a settembre farà il bis, grazie Dorando

Qualche decina di passi e sono in piazzale Lodi: c'è un bellissimo cinema chiuso dal 2007, il Maestoso, un posto dimenticato che grida vendetta, se penso ai terrificanti multisala all'interno dei centri commerciali sorti come un'acne ai margini della metropoli. Giuseppe Rausa, mente a dir poco poliedrica, traccia una dettagliatissima storia del Cinema Maestoso - già Cinema Italia - sul suo sito:

Il vasto cinema Italia (1800 posti) situato in corso Lodi n.39 - sulla circonvallazione esterna in corrispondenza dell’incontro di viale Umbria con viale Isonzo – apre nel 1939 e riprende il nome dal dismesso cinema Italia di piazza Missori (1915ca-38; vedi). Si tratta di un locale inserito nel circuito delle terze visioni. Dai suoi esordi fino alla metà degli anni cinquanta la sala ospita, con una certa regolarità, spettacoli di rivista nei fine settimana. Il cinema Italia viene promosso nel novero delle seconde visioni nell’autunno 1974. (...) Nel 1975 il cinema Italia, opportunamente riammodernato (i posti vengono ridotti a 1346) e dotato di un grande schermo (14,6 x 6,5m), si trasforma nel cinema Maestoso. Il locale entra a far parte del più ristretto numero dei cosiddetti cinema di “proseguimento prime” ovvero seconde visioni di lusso le quali, in circostanze particolari, possono affiancare una sala di prima visione nella proposta di un nuovo film o ospitare, da sole, prime proiezioni di film minori o commercialmente poco redditizi. Per l’inaugurazione viene scelto Yuppi du (Celentano, 1975). Dal 1986, infine, il Maestoso entra a far parte dei cinema di prima visione, un gruppo ancora consistente di sale intorno alle quali - scomparse quasi del tutto le seconde e le terze visioni - ci sono ormai solo due categorie di cinema: quelli del circuito culturale e quelli a luci rosse.
In platea si può notare la presenza delle comode poltrone identiche a quelle del cinema President. (...) Il cinema Maestoso chiude il 22 luglio 2007.

Ora che ci siamo asciugati le lacrime, possiamo andare oltre...

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Ed è un "oltre" in cui si mischiano visivamente l'estetica fascista - la Stazione di Porta Romana, inaugurata nel 1918, fate caso all'ombra lasciata dal fascio littorio sull'edificio - e un'estetica ancora più bizzarra, quella della Mangoni Tower che vedete in lontananza.

Quando intorno ai sedici anni mi dissero che quella torra l'aveva progettata Luca Mangoni, il Mangoni di Elio e le Storie Tese ridacchiavo: invece era vero! Sul sito ufficiale degli Eelst qualche dettaglio in più:

(al termine degli studi d'architettura, ndr) purtroppo l’invidia e la meschinità di parte del corpo docente che già vedeva in lui un potenziale e pericoloso concorrente impedisce l’attribuzione di una meritata lode quale sigillo dell’ultimazione degli studi che comunque si concludono con un pur sempre ragguardevole 100/100.

Come “architetto di successo” Mangoni, negli anni, resta affezionato a un Progetto di edifici residenziali, realizzati tra il 1993 e il 1995, in via Nervesa a Milano per un totale di mc.44.000 tra cui la “Mangoni Tower” e un Progetto di 3 edifici residenziali a Rogoredo a Milano per un totale di 137 appartamenti (partito nel 2003 ed ancora in esecuzione)


Immenso Mangoni.

(4/6, segue)

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