Milanostorie: il bar del capolinea davanti all'ospedale di Niguarda

Milanostorie: il bar del capolinea dell'ospedale di Niguarda

Qualche tempo fa avevo scattato una foto al bar del capolinea davanti all'ospedale di Niguarda. Il posto mi incuriosiva, con quella sua architettura così simile a quella dell'ATM bar in Porta Volta, con quei cartelli di bevande che molti di noi hanno smesso di sorseggiare negli anni ottanta, e quell'ondulato verde segnato dal tempo a circoscrivere il tutto...

Così ieri pomeriggio ho passato un'oretta a chiacchierare con Edoardo Cheodarci; cinquantadue anni, da ventiquattro gestisce la baracca - "fisicamente" è lì da quando è nato, prima di lui c'era il padre Mario, oggi novantenne - dalla quale transitano tutte le gioie e i dolori inesprimibili sprigionati dall'ospedale di Niguarda: che sta e starà sempre lì, a pochi passi.

Tutto dopo il salto.

Milanostorie: il bar del capolinea dell'ospedale di Niguarda
Milanostorie: il bar del capolinea dell'ospedale di Niguarda
Milanostorie: il bar del capolinea dell'ospedale di Niguarda
Milanostorie: il bar del capolinea dell'ospedale di Niguarda

Da quanti anni sei dietro al bancone del bar del capolinea?

Da ventiquattro anni ormai. Ma sono qui più o meno da quando sono nato: mio padre e i suoi fratelli negli anni cinquanta presero il bar, e gestivano anche la pizzeria là fuori, erano in quattro: ora è rimasto solo lui vivo, ha novant'anni.

L'architettura di questo bar mi ha sempre ricordato molto quella dell'ATM Bar in Porta Volta, c'è qualche collegamento?
Sì sì, c'è: entrambi erano, prima di diventare dei bar, delle sale d'attesa per i passeggeri dei tram e degli autobus.

Tu sei della zona di Niguarda?
No, sono cresciuto a Corvetto.

Esattamente dalla parte opposta... ti ricordi la prima volta che sei entrato qui dentro?
Sì, avrò avuto sette, otto anni al massimo...

Hai preso in mano il bar nel pieno degli anni ottanta, com'erano Milano e milanesi di allora?
Era la "Milano da bere", ed era vero: stavano bene tutti, si vedeva che la gente aveva da spendere, che era serena, si vedeva il benessere. Fai che questo periodo è partito a inizio anni ottanta, è proseguito per tutto il decennio, e anche oltre: la gente era più sociale, allegra, aperta, disponibile, educata.

Le cose quando hanno iniziato a cambiare?
Per me quando è arrivato l'euro. La gente, dopo l'euforia degli inizi, con tutti che facevano gli americani, lasciavano giù i centesimi in rame per fare i signori, s'è impoverita. Ho visto tutto scemare, deprimersi... oggi vedi solo un gran malcontento sulla faccia delle persone, stanno male, hanno tutti una fretta incredibile, molte volte mi pare senza che abbiano dei motivi per averla.

Anch'io ho questa impressione...
Sì, c'è gente che ancora un po' e sale sul tram con la tazzina del caffè in mano, anche la domenica... c'è in giro una gran disperazione, gente strana.

Gli anni ottanta erano anche gli anni dell'eroina, e questa non era una zona "facile": da bambino mi ricordo un Natale, sarà stato il il 1988 o il 1989. Esco dal portone di casa con mia madre e calpestiamo uno stuolo di siringhe usate da poco...
Hai ragione, è vero, in quegli anni anche qui c'era un gran andirivieni di tossici, un andazzo mica da ridere. Soprattutto perché al Niguarda davano il metadone... ma da noi quella gente lì non ha mai dato fastidio, mai avuto mezzo problema. Oggi sono spariti tutti.

Cosa beveva una volta la gente? Cosa ti chiedevano vent'anni fa da bere e cosa ti chiedono oggi?
Adesso? Va via solo l'acqua! Una volta i superalcolici andavano, ti chiedevano in tanti gli amari, e poi il Martini, il Campari... adesso bevono solo acqua.

Sintomo di un brutto mondo, confermo!
C'è gente che ti chiede lo sconto sul caffé, ti rendi conto? O sul biglietto del tram... non ho mai visto tanti pagare con la moneta contata. E adesso, a settembre, sarà ancora peggio: sono tornati dalle vacanze, hanno speso, a settembre c'è un sacco di roba da pagare.

Tutti stirati. E con gli stranieri qui come va?
Gente tranquilla, in molti lavorano qui all'ospedale, nelle imprese di pulizie. Altri che passano e non sanno bene l'italiano magari delle volte hanno un tono arrogante, un po' prepotente... magari urlano perché hanno paura di non essere capiti, vai a sapere. Viene anche una ragazza di colore ogni tanto, che parla perfettamente in milanese. Una volta era seduta sul tram, sale una sciura, le fa "Sti negher!" e lei gelida: "Ué sciura, mi paghi il bigliet, e sto setata giò!".

ps: a chi nei commenti del post precedente si chiedeva il perché dei calendari e dei manifesti della Legione Straniera: sono di un amico di Edoardo, leggenda locale, uno che s'è fatto la guerra d'Algeria... un personaggio da film di cui parleremo forse più avanti.

Milanostorie: il bar del capolinea dell'ospedale di Niguarda
Milanostorie: il bar del capolinea dell'ospedale di Niguarda
Milanostorie: il bar del capolinea dell'ospedale di Niguarda
Milanostorie: il bar del capolinea dell'ospedale di Niguarda
Milanostorie: il bar del capolinea dell'ospedale di Niguarda
Milanostorie: il bar del capolinea dell'ospedale di Niguarda
Milanostorie: il bar del capolinea dell'ospedale di Niguarda
Milanostorie: il bar del capolinea dell'ospedale di Niguarda

  • shares
  • Mail
8 commenti Aggiorna
Ordina: