Milanostorie: storie di autisti e passeggeri nell'hinterland milanese (seconda parte)

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Continua il nostro viaggio, iniziato ieri, sui mezzi pubblici dell'hinterland milanese. La dinamica palese nelle tratte extraurbane è questa: dalle cinque alle sette e mezza il popolo dei lavoratori stranieri (generalmente senza biglietto), poi arrivano pendolari (quasi sempre dotati da abbonamento mensile o annuale) e studenti delle superiori.

“Una decina di anni fa – mi annuncia un controllore di lunga data - tutti questi ragazzi avevano l'abbonamento mensile riservato agli studenti, ora non più. Hanno in tasca i biglietti ordinari da obliterare nel caso vedano un controllore". Missione più che semplice, vista la massa critica di coetanei che li circonda. "I genitori danno loro i soldi per l'abbonamento, ma questi li spendono in altri modi”. Possiamo immaginarci come.

Verso le 8.30 finisce il grande flusso e gli autobus extraurbani si svuotano, molti rientrano in deposito. I pullman iniziano a popolarsi di studenti universitari, badanti, e anziani, tutti provvisti di biglietto. Girano per acquisti, mercati, visite mediche. Rispettosi delle regole si avvicinano alle porte già col biglietto in mano e appena a bordo si dirigono verso le macchinette per obliterarlo, rischiando dolorosi capitomboli (informazione per i passeggeri: se vi fate male sull'autobus – per ragioni assicurative – è bene aver fatto passare l'abbonamento magnetico o obliterato il biglietto).

Ogni linea ha il suo matto che va a zonzo e che parla con tutti, i pensionati che girano per non restare da soli in casa, ex autisti in riposo che vagolano da un capolinea all'altro chiacchierando col conducente per restare informati sul mondo dell'autolinea e di quel che succede in azienda.

Difficile mollare il lavoro dopo che lo si è svolto per tutta la vita, forse la pensione dovrebbe essere guadagnata gradualmente. Capita di incontrare qualche straniero che sembra atterrato da un altro pianeta. Un must è il cinese che non conosce una parola d'italiano con uno spiegazzato bigliettino in mano con scritto una via di qualche posto sperduto tipo Correzzana, Mediglia, Porto d'Adda o peggio ancora Casalmaiocco... Sarà una una vera impresa per lui giungere a destinazione.

Dopo le 9.00 tra i biglietti cominciano a farsi vedere tessere regionali per persone con handicap. Resta alto il numero di evasori ma al posto dei mensili e dei cosiddetti 2 x 6 prendono posto i biglietti ordinari da una corsa. Il discorso delle persone senza biglietto che viaggiano impunite fa da padrone e crea un'indignazione palpabile e comprensibile. “Perché io pago mentre altri si spostano a A.U.F ? Mi sento un pirla!” E questo è un circolo vizioso perché i più, assistendo a questa ingiustizia, smettono di fare il biglietto.

La percentuale di portoghesi nelle tratte extraurbane è devastante, segnalo una linea in cui probabilmente se l'autista sentisse lo scatto dell'obliteratrice si volterebbe spaventato: Pozzuolo Martesana - Milano. Ricordo l'ottanta percento di evasori in alcuni orari; stessa solfa per una tratta che da Sesto andava a Monza Ospedale, in un'ora non di punta. Biglietti sull'autobus: due. Su una trentina di passeggeri. Qua sì che italiani e stranieri avevano raggiunto una perfetta integrazione!

Alcuni hanno pure la forza di lamentarsi, dicono che gli autobus sono sporchi e arrivano sempre in ritardo, oppure in anticipo perché gli autisti hanno fretta. Per questo non fanno il biglietto. È una forma di protesta la loro, di resistenza passiva. Queste giustificazioni gandhiane sono più irritanti di quelle scolastiche del tipo “l'ho dimenticato a casa, di solito ho l'abbonamento ma...” o di quelli che candidamente ti presentano un biglietto su cui sono stati riversati ettolitri d'inchiostro delle obliteratrici (che nelle tratte extraurbane esistono ancora), biglietti la cui data di timbratura è anteriore alla nascita di Cristo. Oppure chi lo cerca aprendo tutte le tasche di zaino o borsetta: molto probabilmente sta imbastendo una scenetta e dirà "Ero sicuro/a di averlo...".

A Milano le dinamiche cambiano: è inusuale che colui che deve prendere la metropolitana, ma comincia il viaggio su un bus o su un tram, non compri il biglietto. Stessa cosa per chi da fuori giunge nelle grandi fermate di raccolta dei pendolari (San Donato, Gessate, Cologno, etc) per poi prendere la metropolitana. Tanto vale prendere il biglietto cumulativo e non rischiare la multa. Ma nell'hinterland è una giungla, è il regno dell'evasione selvaggia e generalizzata. L'hinterland sta alla negligenza dei passeggeri come Aruba ai capitali off-shore.

Ci sono vettori che non sguinzagliano controllori, o ne hanno solo un paio per tutta la linea, tanto la maggior parte degli introiti giunge dai finanziamenti regionali (o provinciali). Altre volte ancora è il comune che paga per essere attraversato da una linea ed essere meno isolato. Se non è servito dal mezzo il valore degli immobili scende, anche se poi quel mezzo non raccatta nessuno ed è come un fantasma che compare un paio di volte al giorno.

(fine seconda parte)

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