Una mattina al Civico Archivio Fotografico di Milano

Una mattina al Civico Archivio Fotografico di Milano

Siete mai stati al Civico Archivio Fotografico di Milano? Penso che per molti di voi la risposta sia no. Primo, perché è un luogo poco pubblicizzato e un po' nascosto, secondo, perché anche se aperto al pubblico resta un luogo da eletti, almeno io avevo questa sensazione ieri mattina.

Come mai ci sono finito? Perché al Castello c'è in corso questa mostra, "Lo sguardo della fotografia sulla città ottocentesca: Milano 1839 - 1899" - nella gallery mischiate alle mie trovate qualche immagine, e anche su Repubblica. Letto il comunicato ho pensato "Ok, mostra stupenda: ma l'archivio da cui provengono le immagini, dove sarà?".

"Dov'è il luogo fisico da cui arriva tanto ben-di-Dio? Fisicamente dove si trova?". Così ho fatto un paio di telefonate e ho parlato con Silvia Paoli, deus ex machina di questo angolo meraviglioso e poco noto della nostra città nonché curatrice della mostra. E ieri alle 9 l'ho incontrata nel suo "ufficio": all'interno del Castello Sforzesco...

Una mattina al Civico Archivio Fotografico di Milano
Una mattina al Civico Archivio Fotografico di Milano
Una mattina al Civico Archivio Fotografico di Milano
Una mattina al Civico Archivio Fotografico di Milano

Milano: lo sguardo della fotografia sulla città ottocentesca

Prima di partire, qualche numero:


La consistenza del Civico Archivio Fotografico è stimata in circa 600.000 fotografie originali - negativi su lastra e pellicola piana, positivi, fotocolor, diapositive, con un’estensione cronologica compresa tra il 1840 e i giorni nostri. Il Civico Archivio Fotografico è dotato di una sua Biblioteca, costituita da circa 1000 volumi moderni e diversi periodici

E ora, qualche spunto dalla chiacchierata che ho fatto con Silvia Paoli, una squisita "padrona di casa", che passa le giornate in un archivio meraviglioso, uno di quei posti in cui sarei felicissimo di restare rinchiuso una o più notti. Buona lettura.

Silvia Paoli lavora qui dal 2001:

La prima volta che sono entrata? Mah, l'ambiente era strabiliante, interessantissimo, ma non mi capacitavo l'arretratezza e il fatto che questi materiali fossero così poco conosciuti (...) l'archivio praticamente non esisteva, qualcuno sapeva che c'era qualcosa, gli studiosi arrivavano così, non esistevano progetti di catalogazione, non esistevano computer, non esisteva un deposito climatizzato, quindi ho cominciato tutto da capo... sono nove anni che lavoriamo duro e che abbiamo aperto una sala alla consultazione, ma non c'è una grande pubblicità su di noi: ma non solo su di noi, anche sugli altri musei, e i miei colleghi che lavorano dietro le quinte...

Milano: lo sguardo della fotografia sulla città ottocentesca
Milano: lo sguardo della fotografia sulla città ottocentesca

Nell'archivio ci sono circa 600mila fotografie. Una mole enorme di immagini, arrivate in gran parte da donazioni di privati. Pensate al viaggio che hanno fatto: dall'India di centocinquanta anni fa, fino a oggi...

questo archivio non è dedicato solo alla storia di Milano: noi abbiamo 600mila foto originali. Andiamo dall'inizio della storia della fotografia, quindi anni '40 del 1800, fino ai nostri giorni, ma la gran parte sono fotografie ottocentesche, che arrivano poi fino alla prima metà del 1900. E i nuclei che abbiamo sono i più diversi, abbiamo un bellissimo fondo orientale, su Cina, Giappone, India, ci sono state delle donazioni nel corso del '900 (...) Sono gli imprenditori lombardi che andavano, non so, alla ricerca del baco da seta in Giappone e diventavano collezionisti di oggetti di arte orientale, poi compravano anche le fotografie... all'epoca c'era un forte mecenatismo, verso i musei della città, e questi imprenditori viaggiatori donavano le loro collezioni.

Facendo qualche nome, saltano fuori pezzi storici dell'alta borghesia lombarda e milanese, ma non solo. Negli ultimi anni anche fotografi "normalissimi" - tra virgolette perché una donazione del genere è un gesto stupendo, eccezionale per chi vive o ha vissuto di fotografia -

Sul fondo orientale c'è la donazione Giussani, che ha a che fare anche con l'arte giapponese, sul fronte della fotografia un nome è Lamberto Vitali, primo storico della fotografia italiana, storico dell'arte, la cui collezione di fotografie e incisioni è qui, mentre gli oggetti sono esposti a Brera. Ci sono ancora donazioni, però sicuramente non con la frequenza che c'era in passato

Milano: lo sguardo della fotografia sulla città ottocentesca
Milano: lo sguardo della fotografia sulla città ottocentesca

E sui nomi nuovi


Bé, per il momento non sono nomi noti, mentre altri accordi sono via di perfezionamento: fotografi giovani che hanno deciso di dare delle stampe delle loro produzioni di una mostra che abbiamo fatto anni fa, sulle fabbriche di Sesto San Giovanni. Questo perché volevamo aprire al contemporaneo, anche se è molto faticoso. Bisogna avere dei finanziamenti... per dare delle committenze, i fotografi vanno pagati, le mostre vanno pagate, costano, anche se relativamente poco...

Molto interessanti i nomi nell'archivio: storia dei primordi della fotografia, se nomi come Noack, e poi Carlo Naya e magari Giorgio Sommer vi dicono qualcosa, bé, ci sono. Se non vi dicono niente, i link sui nomi portano ad altrettante pagine della più nota enciclopedia online, Wikipedia.

c'è tutta la collezione di Luca Beltrami, che è stato l'architetto che ha ricostruito il Castello, poi ci sono fondi di storia dell'arte lombarda (...) la sezione con le vedute in Italia del 1800, con foto dei più grandi fotografi italiani, non solo gli Alinari (...) Carlo Naya, che ha lavorato a Venezia, Giorgio Sommer che lavorato nell'Italia meridionale, Alfred Noack, un altro tedesco... perché l'Italia è stata anche la meta di molti fotografi che arrivavano qui sulla scia del Grand Tour... Milano non era una tappa, a dire il vero, per cui c'è da dire che la mostra attuale colma un vuoto di conoscenza. Su Milano si è fatto molto poco, mentre la nostra città era la casa del professionismo fotografico, destinato a una committenza cittadina e imprenditoriale (...)

Milano: lo sguardo della fotografia sulla città ottocentesca
Milano: lo sguardo della fotografia sulla città ottocentesca

Meraviglioso no? Non solo: in questo posto hanno anche altro ancora, e ancora e ancora...

Tornando ai vari fondi, abbiamo tutte le vedute che riguardano l'Europa, dei nuclei molto importanti visti anche da responsabili di musei di altre città, per esempio abbiamo documentazione dell'800 sulle città russe, come Pietroburgo e Mosca: sono venuti a esaminarla anche il Presidente dell'Accademia di Belle Arti di Pietroburgo per vedere com'era la città prima dell'epoca stalinista (...) ci sono anche delle fotografie straordinarie delle città tedesche del 1800, anche queste tutte bombardate durante la Seconda Guerra Mondiale, c'è una grande documentazione di qualità, fotografi professionali molto interessanti (...) poi c'è anche tutta la parte "storica", abbiamo delle serie molto importanti e uniche in Italia, per esempio quella che riguarda Roma durante il 1849 (...) la battaglia tra garibaldini, francesi e truppe del papa, una serie unica al mondo, preziosissima... c'è tutta una documentazione sulla presa di Gaeta nel 1860, altra sulle sbarco dei Mille, ma non bisogna pensare a un reportage fatto come oggi... ovviamente non sono istantanee hanno tutte tempi lunghi...

Ok: e ora un po' di tecnicismi che faranno la gioia degli appassionati. Ovvero: i negativi. Tutte queste immagini hanno un negativo, da cui vengono stampate. Naturalmente, se state pensando anche solo ai vecchi rullini, siete un po' fuori strada...


Il negativo nasce con il procedimento inglese di Talbot su carta, ed è brevettato nel 1841: ma è un procedimento di grande pregio, molto raro, ne abbiamo uno solo, di calotipo. Dopo si è passati al negativo su lastra di vetro e ne abbiamo un grande archivio (...) negativi antichi divisi nelle due tecniche fondamentali, le lastre al collodio di grande formato, e le lastre alla gelatina e sale d'argento, successive (...) Poi abbiamo ovviamente molta pellicola, della Leica, tutti i formati a livello di positivi e di negativi. Siccome questo archivio non era mai stato catalogato, il grande impegno è questo, la ricostruzione anche dei legami tra i negativi e i positivi, perché non sempre riusciamo a farli coincidere (...) Sì, si possono ristampare i negativi, ma bisogna trovare un laboratorio che lo sappia fare. A Milano, ormai purtroppo possiamo contare su due, tre laboratori, perché in questi anni si è verificata la rivoluzione che sappiamo tutti, quella del digitale

Il lavoro di catalogazione è partito nel 2001, e non è ancora terminato. Interessante quanto spiega Silvia Paoli sull'archiviazione. Ovvero, sulla obsolescenza dei supporti tecnologici che oggi ci sembrano eterni, ma che al massimo, quanto dureranno, vent'anni? Per chi deve gestire enormi archivi digitali, sono grossi problemi. Qual è il supporto digitale che garantisce le maggiori possibilità di sopravvivenza? Quale sarà quello che potremo "leggere" ancora tra un secolo?

Tempo per catalogare? Non abbiamo ancora finito, serve uno sforzo enorme e molte competenze. E cataloghiamo a più livelli, inventariamo, per capire cosa c'è e trovarlo. Ma su quel piano siamo coperti, sul piano della catalogazione vera e propria c'è ancora molto da fare, visto che abbiniamo sempre l'acquisizione digitale, (...) è impegnativa, pone una serie di problemi. Non sappiamo mai quanto questo archivio digitale durerà, se dovremo riconvertirlo, se potremo leggerlo tra vent'anni... il digitale è sempre molto controverso.

La fotografia del 1800 si conserva splendidamente rispetto alle fotografie a colori degli anni settanta del secolo scorso. Erano fotografie di grande qualità, e i materiali erano molto buoni, la carta, le emulsioni, erano ancora prodotti artigianali, fino a fine '800 non c'è l'industria, c'è il laboratorio. Sono di grandissima qualità, se lei andrà in mostra lo vedrà...


Chiudiamo: se qualcuno di noi volesse donare il proprio archivio? Si può fare

Se uno volesse fare una donazione, come fa? Viene da me (ride, ndr) mi racconta un po' la storia e facciamo una valutazione, naturalmente una donazione deve incontrare un po' anche la nostra identità, non è che si può accettare tutto, anche perché magari ci sono destinazioni migliori. Se uno porta qualcosa sul paesaggio italiano, per esempio, è meglio passare al Touring Club. Accogliere un dono poi vuol dire investire tempo e denaro anche per catalogarlo e valorizzarlo

Se volete c'è anche una pagina Facebook dedicata a quest'angolo meraviglioso della città, oltre naturalmente a una pagina del sito del Comune, un po' vecchiotta.

Civico Archivio Fotografico
Castello Sforzesco – 20121 Milano
tel. 02.88463664
fax: 02.88463811

Una mattina al Civico Archivio Fotografico di Milano

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