Pecunia olet: la storia di Tiffany e dell'albero in Duomo

"Pecunia non olet" ("il denaro non puzza") recita il vecchio adagio, ma non la pensa così l'arciprete del Duomo di Milano, monsignor Luigi Manganini, che rifiuta i soldi offerti in beneficenza dallo sponsor che installerà in piazza Duomo un albero gioiello per Natale.

Qual è il problema? Come ci aveva raccontato Luca, l'albero griffato Tiffany - alto 48 metri e decorato con 100mila punti luce - proteggerà sotto le sue fronde anche un "temporary shop", cioè un negozio temporaneo: nel nostro caso, ovviamente, una gioielleria di Tiffany.

L'accordo siglato con Comune non è piaciuto all'arciprete, che denuncia proprio la deriva commerciale con cui si snatura il significato dell'albero di Natale. La Curia si era dichiarata "nettamente contraria" all'iniziativa e il sindaco Moratti, sulle prime, aveva condiviso le perplessità della chiesa milanese; ieri però il Comune e l'azienda patrocinatrice hanno trovato un accordo, come racconta il Corriere della Sera: oltre alla beneficenza per la Lilt (Lega italiana per la lotta al tumore), altri soldi saranno devoluti alla Veneranda Fabbrica del Duomo.
Tutto a posto quindi? No, perché l'arciprete non ci sta e non si piega di fronte alla promessa di una "mancia":

Il fatto che parte del ricavato vada in beneficenza non cambia la natura commerciale dell'operazione in un luogo improprio, soprattutto con lo stravolgimento di un simbolo religioso come l'albero. Su questo non facciamo compromessi. E' vero che la Fabbrica del Duomo ha grossi problemi, ma non accettiamo soldi a qualunque costo

Voi che ne pensate?

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