Piccola traversata dell'hinterland: dalle cave-discarica di Bollate al museo storico dell'Alfa di Arese (prima parte)

stabilimenti alfa romeo, arese

Arese si trova ad una dozzina di chilometri da Milano. Chi ha tempo e voglia può perdere mezza giornata per un itinerario industrial di cui non si occuperebbe nemmeno una Lonely Planet stampata in Unione Sovietica in occasione del primo piano quinquennale.

Io l'ho fatto, ho deciso di circumnavigare il gigante che dorme in attesa di essere (ri)convertito e intraprendere una nuova esistenza post fordista - sto parlando dell'enorme fabbrica dell'ALFA (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili)- e visitare l'annesso museo dedicato all'evoluzione dell'Alfa Romeo nel tempo.

Ho preso un bus da QT8 in direzione Arese, la linea è la 213. Mediamente ce n'è uno ogni mezz'ora, ma la frequenza è maggiore nelle ore di punta. Alcuni bus imboccano l'autostrada, altri la Varesina. Io consiglio quest'opzione, leggermente più lenta, se si vuole passare (di striscio) per Baranzate e Bollate.

La strada Varesina ricalca un tracciato voluto nella seconda metà del 1700 da Maria Teresa d'Austria. Sembra che la città non finisca mai, si ha l'impressione di attraversare un'interminabile megalopoli. Milano è un'enorme macchia grigia che si allunga, si deforma, ti segue nel tuo incedere. Non è come a sud che in un attimo si è tra risaie e spighe di grano, tra spazi aperti dove sentirsi soli con la nebbia.

In direzione Varese, Milano ti tallona con abitazioni e smog. Ma in questa selva di fabbriche, case e piccole industrie, c'è un rivolo di brughiera: si chiama parco delle Groane ed è attraversato dal canale Villoresi. Un tempo era un bosco e veniva utilizzato per la raccolta di legno e di carbone poi, nel giro di una manciata di anni, la grande trasformazione: si è passati all'industria, sospinta dalle Ferrovie Nord. E così il territorio iniziò a popolarsi, i piccoli nuclei storici ad essere circondati o addirittura inglobati da palazzoni e quartieri residenziali. L'immigrazione più massiccia è arrivata negli anni '60, soprattutto dal Sud Italia.

Una volta superato l'ospedale Sacco, a Roserio, un cartello annuncia che Milano è finita. Ma non se ne accorgerebbe nessuno. Si entra nel territorio di Bollate. Questo paese ha visto l'acme del suo incremento demografico tra il 1951 ed il 1971, anni in cui la popolazione quadruplicò. Ma l'aumento della popolazione, naturalmente legato ad un maggiore fabbisogno di case, è proseguito anche negli anni '80 – '90. E quando si tratta di costruire quartieri/palazzi etc. c'è un certo tipo di criminalità che cerca di infiltrarsi negli affari...

La 'ndrangheta è arrivata in queste zone con gli immigrati del Sud, ora è un fatto locale ed è noto come stia tentando di emanciparsi dai boss calabresi. Vincenzo Mandalari, ora latitante, è l'uomo di spicco della mafia bollatese.

Qua la malavita ha saputo trovarsi politici di riferimento e con loro stringere accordi. L'obbiettivo, ovvio, è far sì che i politici locali favoriscano gli interessi affaristici-imprenditoriali malavitosi che in questi luoghi, a cinque anni dall'Expo, sono a dir poco esorbitanti.

Ci sono video della manifestazione No Mandalari day, effettuata ad ottobre dopo una serie di arresti. Purtroppo sono stati coinvolti pochi cittadini. La maggior parte di essi si sente distante da questo fenomeno, come se fosse un affarie lontano anni luce. Se ora questi argomenti hanno visibilità mediatica, si deve ringraziare anche Saviano. I commenti di un post precedente sono alquanto allarmanti:

se c’è la mafia a bollate, bene, si vive benissimo. c’è tutto quello che ti serve, tranquillità, verde, tutti i servizi funzionanti. Dov’è il male della mafia che colpisce il cittadino?

Saviano, nella puntata di lunedì 15 novembre, si riferiva al maxi-blitz contro la n'drangheta di metà luglio di quest'anno. Furono arrestati personaggi di spicco tra cui Carlo Antonio Chiriaco (quello che giocava a fare il boss), il direttore della ASL di Pavia, molti imprenditori e qualche politico. Si parla di imprenditori che dovevano pagare il pizzo e di appalti truccati, di rifiuti tossici gettati nella cava di Bollate nel silenzio di chi sapeva. La cosa preoccupante, come si dice nel video, è che i fatti sono venuti alla luce per "qualche guappo 'ndranghetista con la bocca troppo larga e non per il coraggio di qualcuno”.

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