Maremma Wine Shire 2010: foto e reportage

Maremma Wine Shire 2010

Il Maremma Wine Shire 2010 - degustazione di vini della Maremma toscana - che si è tenuto il 21 ed il 22 novembre all'ex pelota di via Palermo è stato un “punto di riferimento per gli estimatori dell’enologia” e ha proposto “vini di qualità e tasting esclusivi”. Mi fanno un po' ridere queste ingessate rassegne stampa che gli articolisti del web copiano e incollano nei loro post conferendo ad essi una formalità abbacchiante.

Incurante di ciò opto per andare (rigorosamente a piedi) a farmi inebriare dalle baccanti, oggi nelle sembianze di viticoltori che in questa fiera sperano di prendere ordini di centinaia di bottiglie da parte di ristoratori e sommelier.

Sì, perché questa fiera vinicola è frequentata soprattutto da addetti del settore che assaggiano i vini che poi venderanno nei loro esercizi. È ordinaria amministrazione vedere tipi, generalmente sulla cinquantina e in giacca e cravatta, che mettono in bocca il vino come se dovessero fare un risciacquo col collutorio, e poi lo sputano. D'altronde se bevessero anche solo pochi cl dei vini di tutti gli stand presenti cadrebbero per terra come pere mature...

Maremma Wine Shire 2010
Maremma Wine Shire 2010
Maremma Wine Shire 2010
Maremma Wine Shire 2010

Non è un'iniziativa stile Critical wine del Leoncavallo, in cui buona parte dei visitatori - che non hanno certo studiato da sommelier con Veronelli - girano da uno stand all'altro per elemosinare del vino, e giustamente i venditori glielo versano di malavoglia perché si rendono conto che questi non riconoscerebbero un Tavernello da un Barolo del '64 nemmeno leggendo l'etichetta.

Per questo mio tasting (non si può dire "degustazione"?) sono accompagnato da un buyer che sta cercando di vendere in Corea, del Sud ovviamente. Questo per me è più che sufficiente per conferirgli l'autorevolezza della guida vini del Gambero Rosso.

Maremma Wine Shire 2010
Maremma Wine Shire 2010
Maremma Wine Shire 2010
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Mi chiedo quali vini italiani possano avere successo in Corea. La mia idea ignorante è che potremmo spacciare loro qualunque vinaccio, se abbinato ad un buon marketing. Lui non è molto convinto delle miei teorie. Servono sapori internazionali mentre questi della Maremma sono troppo caratteristici, sofisticati, un'esplosione di gusto; in Corea bisognerebbe esportare vini più neutri. Il rumor in sostanza è: nessun possibile sviluppo dei rossi maremmani in estremo oriente, forse si potrà puntare sui rosati.

Facciamo una dozzina di assaggi girando per tutta la provincia di Grosseto: teoricamente, man mano che ci si avvicina al mare, i vini sono più fruttati. Io sono una frana in fatto di tasting, annuisco ebete a quello che sostengono viticoltori, cioè che tra un prodotto e l'altro ci sono delle differenze abissali.

Maremma Wine Shire 2010
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Maremma Wine Shire 2010
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La mia idea in proposito è l'eresia di colui che non se ne intende: c'è una sorta di grande truffa, tipo quella del rock 'n' roll, un inganno. Spesso le differenze vengono percepite per quel che si legge (nei cataloghi) e quel che si sente (dai viticoltori). Se la fiera fosse “cieca e muta” penso che non ci si raccapezzerebbe più. Certo, se mi sentisse qualcuno degli assaggiatori professionisti presenti in via Palermo mi verserebbe nell'orecchio un veleno mortale, come in Amleto.

La fiera è graditissima, si degusta, si assaggia, si beve (è un graduale climax), si parla con i viticoltori che raccontano degli sviluppi del loro settore. Anche qua la parola chiave è internet: ordinare direttamente dal produttore senza intermediari. Nei ristoranti la gente beve di meno, non solo perché i prezzi vengono pompati, ma anche per la paura di essere fermati mentre si torna a casa in automobile. Alcuni agriturismi offrono la possibilità di dormire in loco a prezzi ridotti, ma è un'usanza che non ha ancora preso piede.

L'ambiente domestico sta diventando il luogo privilegiato per il vino, ma anche le fiere, le cantine aperte e altre occasioni di assaggio. Il vino che piace lo si fa spedire direttamente a casa, questo è il concetto. Però qua stiamo parlando di chi può permettersi di consumare bottiglie minimo da 7 euro l'una. Per tutti gli altri c'è il supermercato con "vini che non sono vino, ma ci assomigliano".

Concludo la serie di assaggi con l'ottimo Celestina Fè, Sangiovese prodotto nel territorio del Morellino. Cerco di concentrarmi sul diverso sapore dei vini invecchiati nell'acciaio piuttosto che nel legno, ma non sono in grado. Tra l'altro la fiera alle 20.00 sta chiudendo e i tavoli sono pieni di bottiglie aperte ma abbandonate. Molte sono ancora piene. Meglio andarsene per non cadere in tentazione!

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