L'Hiv assedia Milano, ma la Regione taglia la prevenzione


Il primo dicembre si celebra la Giornata mondiale di lotta all'Hiv/Aids, ma se tanti progressi sono stati fatti per migliorare le condizioni di vita delle persone sieropositive e per allontanare (e magari scongiurare) l'arrivo della malattia vera e propria, questa pandemia non è ancora guaribile né la sua diffusione si è arrestata. Per di più Milano gode del triste primato per il maggior numero di infezioni in Italia: il 30% di tutti i nuovi casi sono diagnosticati nel capoluogo lombardo.

Forse, però, bisognerebbe parlare delle nuove diagnosi, visto che molti casi rimangono sconosciuti persino agli stessi sieropositivi, che scoprono il proprio stato solo all'ultimo, quando si manifesta l'Aids vera e propria. I dati forniti dalla Asl di Milano sono chiari: il 30% dei 4-6mila casi annui in Italia sono concentrati a Milano e circa la metà dei contagi dipende da rapporti eterosessuali non protetti.

In troppi hanno abbassato la guardia e credono che la malattia sia sotto controllo o addirittura guaribile, il che non è affatto vero: i farmaci anti-retrovirali permettono di convivere con l'Hiv senza sviluppare l'Aids per un periodo molto lungo, ma a costo di effetti collaterali e di rischi per la salute, dall'insufficienza renale ai problemi nel metabolismo dei grassi, fino a un elevato rischio cardiovascolare. Certo: sempre meglio di una rapida evoluzione della malattia, ma in ogni caso l'unica strada è la prevenzione.

A Milano sono in aumento soprattutto i casi tra persone comuni, non appartenenti alle vecchie "categorie a rischio", ormai superate: in particolare gli adolescenti sembrano i più esposti al contagio, visto che moltissimi casi riguardano giovanissimi, l'età media dei sieropositivi si è notevolmente abbassata e gli under 20 pensano che le loro relazioni non siano a rischio.

In tutto questo la Regione Lombardia che fa? Lascia che le Asl riducano i presìdi territoriali a tutela dei cittadini, per la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale, a cominciare dall'Hiv, ma senza dimenticare la sifilide (di nuovo in aumento), la gonorrea, i condilomi e le epatiti. Entro il 31 dicembre, infatti, chiuderà l'Uomts (Unità operativa Malattie sessualmente trasmesse) di Sesto San Giovanni, in seguito alla separazione tra le Asl di Milano e Monza.

Associazioni di volontariato, singoli cittadini e anche enti locali stanno conducendo una battaglia proprio per scongiurare questa chiusura: dopo la manifestazione del 12 novembre a Sesto, sono in arrivo nuove iniziative per cercare di far cambiare idea alla Regione.

Di fronte a un allarme come quello che stiamo vivendo e all'assenza di informazione, soprattutto a livello nazionale, sarebbe bene che gli enti locali si impegnassero di più, e non di meno, a tutelare la salute dei cittadini. I singoli, invece, devono contribuire aumentando le precazioni (soprattutto l'uso del profilattico o l'astinenza, per chi la preferisce) e sottoponendosi al test con regolarità, specie se hanno più di due partner sessuali in un anno. Un piccolo impegno per tutelare la nostra salute e quella di tutti.

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