Milano da vecchi: i centenari della metropoli

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Stamattina mi cade l'occhio su questo dato: Milano è la città europea con la più alta percentuale di centenari. C'è stato un convegno sulla senescenza - bellissima parola - in cui sono saltati fuori i dati del Pio Albergo Trivulzio, meglio noto come Baggina

nel periodo 2008-2010, ha ospitato 24 ultracentenarie con eta' compresa tra i 100 e i 109 anni. Secondo il dato emerso in occasione del convegno (...) il 40% dei soggetti e' autosufficiente. Meno del 5-10% ha avuto tumori, diabete, infarto, ictus, e spesso una sola di queste patologie

Tutta gente nata se va bene nel 1910 o ancora prima. Quelli (più spesso quelle) che ogni tanto vedi al Tg3 Regione spegnere candeline in ospizi circondati da figlie ottantenni, nipoti intorno alla sessantina, bisnipoti già sposati, divorziati e con figli. Quelli che mio nonno sentiva celebrare al Gazzettino Padano.

A Milano, nell'aprile scorso ad avere passato le dieci decadi erano in 470 (69 uomini, 401 donne: vedete quando prima scrivevo "più spesso quelle"?).

Una città di centenari cosa vuol dire? Non ho sotto gli occhi la ricerca per cui posso solo azzardare qualche ipotesi, o fare mie le considerazioni che si trovano in questo pezzo del Corriere da cui è preso il dato sopra. Sono passati pochi mesi, direi che è ancora tutto valido:

«Sono persone che hanno vissuto dei vantaggi della società preindustriale, dai ritmi lenti, e poi quelli della società moderna con un tenore di vita più alto e tante cure - spiega Carla Facchini, docente di sociologia della famiglia -. Sono anche il risultato di una selezione formidabile, nati quando la mortalità infantile era altissima, hanno vissuto le guerre, sono stati abituati a fare rinunce, sacrifici in vista di ricompense posticipate nel tempo, a chiedere molto a sé, hanno sviluppato lo sguardo lungo della storia, si sono immunizzati dai facili entusiasmi»

Persone figlie di altri mondi. La mia bisnonna, classe 1903, morì a 103 anni nel 2006: viveva da decenni a Milano, ma era nata in un mondo inimmaginabile per noi oggi, una specie di arcadia in una microscopica frazione a una decina di km da Ferrara.

Un paio di guerre mondiali prese neanche troppo di striscio - l'orrore di Pontelagoscuro, non era mica tanto lontano: un paese coventrizzato dai bombardamenti alleati, lì non c'era più niente nel 1944, non è un modo di dire - e poi nel dopoguerra a inseguire il boom col resto della famiglia prima nella provincia - Bologna, Crema - e infine a Milano. Sarebbe bello sapere da questa ricerca quanti sono i centenari e le centenarie "d'importazione", cioè che hanno vissuto almeno un terzo di vita altrove.

Credo che in una città che dagli anni cinquanta a oggi è stata meta di una fortissima migrazione interna - non solo dal sud, pensate anche al Veneto, un tempo terra di una povertà disperante - sarebbero molti.

Foto | Flickr

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