"Tra pochi giorni è Natale": per non dimenticare piazza Fontana

37 anni sono passati. 37 anni dalla strage che il 12 dicembre del 1969 uccise 16 persone e ne ferì altre 88 nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura, in piazza Fontana, a Milano. Dopo l'attentato le indagini, dapprima orientate verso gli estremisti di destra, si spostarono nei cofronti degli anarchici. L'anarchico Giuseppe Pinelli venne fermato e interrogato in questura. Dopo 3 giorni di interrogatori cadde dal quarto piano della questura e morì. Seguirono i processi, assoluzioni e condanne e non da ultimo l'omicidio del commissario Calabresi. Dopo 36 anni, non è ancora stata emessa una condanna definitiva per la strage di Piazza Fontana.

In ricordo dell'anarchico Pinelli, l’attore, sceneggiatore, regista Antonio Carletti porta stasera al Teatro Libero di via Savona 10 il suo monologo "Tra pochi giorni è Natale", che dal 2004 ad oggi è stato presentato una cinquantina di volte in tutta Italia, da Pordenone a Reggio Calabria, in teatro e non solo. Il monologo, scritto dopo sei mesi di accurata e seria documentazione sui fatti attraverso letture di testi ed interviste si traduce in tredici capitoli che non vengono mai recitati in toto. Ogni volta che sale sul palco Carletti decide infatti quali capitoli raccontare.

“Tra pochi giorni è Natale” è strutturato in quadri: ognuno di essi ruota intorno a una persona o un accadimento chiave. Un’indagine che cerca di non tralasciare neanche i minimi dettagli. Un modo per non dimenticare, a teatro, in uno degli anniversari meno felici della nostra città.

Il 12 Dicembre del 1969 ero un ragazzino, e verso le 4.30 del pomeriggio ero chinato sul mio motorino, in un garage di via Larga, tutto intento a limare i condotti del carburatore per farlo “andare di più”. Ad un certo punto ho sentito un tonfo sordo, forte, opaco, che ha scosso l’aria e i vetri dappertutto. Nel giro di tre minuti c'era gente che correva e urlava da tutte le parti. Sono uscito nel buio (a Milano, d’inverno, a quelll'ora è già notte) e mi sono unito a tutti quelli che confluivano come automi verso piazza Fontana, dalla parte opposta della strada. Sono però riuscito ad arrivare solo fino all'angolo della piazza, e tutto era già bloccato. Dappertutto arrivavano ambulanze, carri pompieri e auto della polizia, e dopo pochi minuti la piazza veniva illuminata a giorno da potenti riflettori, come se fosse un set cinematografico a 360 gradi. Giravano mille voci, ma nessuno capiva bene cosa fosse successo. C’era chi diceva...

... “l’è stada 'na bumba”, l’altro che rispondeva “ma che bumba, pirla, l’è sciupada la caldaia del gas”, e il terzo “la caldaia del gas? Ma t’è vist che bùs che l’ha fà de sòta?” La gente urlava, le sirene urlavano, i vigili urlavano, i feriti urlavano. Eravamo tutti ipnotizzati, confusi, senza punti di riferimento.

Era la prima volta.

Ma già allora c’era chi, solerte e premuroso, si preoccupava di informarci di ciò che non avremmo altrimenti mai potuto immaginare: ricordo con precisione, fra le mille voci confuse, quella sicura ed autorevole di qualcuno che girava fra la gente ripetendo meccanicamente, in perfetto italiano, ”questi sono gli anarchici. Io li conosco, questi bastardi, sono stati loro a mettere la bomba”.

Se solo avessi potuto immaginare di che cosa quella voce fosse il preludio.
Una testimonianza di Massimo Mazzucco

Per date successive dello spettacolo di Antonio Carletti, qui il cartellone: www.teatrovunque.it

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