A Milano pane "salato": si superano anche i 6 euro al chilo


I panettieri di Milano e quelli della Lombardia hanno aderito alla campagna per ridurre il sale nel pane, con l'obiettivo di contrastare le malattie cardiovascolari. La michetta, però, resta "salata" nel senso del prezzo e basta l'esperienza personale per rendercene conto.

L'altro giorno, tornando a casa, sono passato di corsa da un panettiere molto "cool" (cioè fighetto) di corso Genova: ero di fretta, dovevo mangiare una cosina a casa e non avevo intenzione di buttare la pasta, così ho deciso di comprare un panino, giusto per accompagnare il pranzo. "Un panino al sesamo, grazie". "Vuole altro?". "No, va bene così". "Sono 50 centesimi".

Lì per lì ho pagato, poi commentando con l'amico che mi accompagnava ho cominciato a pensare che forse lo scontrino era un po' salato. Sono arrivato a casa e non ho resistito a verificare con la bilancia: 82/83 grammi. A 50 centesimi, il conto è presto fatto, basta una semplice calcolatrice: oltre 6 euro al chilo.

Va bene che a Milano la vita è cara, va bene che i panettieri devono buttare molto pane a fine giornata, ma far pagare una pagnotta così piccola 50 centesimi è troppo...

A settembre dell'anno scorso erano stati segnalati nuovi aumenti per pane e pasta e il presidente dei panificatori aveva dato la colpa alla speculazione, che a livello mondiale sta colpendo in particolare le materie prime alimentari e quindi anche il grano.

I contadini protestano, sostendendo che il pane viene già venduto a un prezzo 10 volte più alto rispetto alla farina e puntano il dito sui panificatori, che però si giustificano elencando i costi fissi: affitti in aumento, luce, metano, dipendenti. Insomma, una giungla di cui ci siamo già occupati anche in passato.

A dar retta all'Osservatorio dei prezzi il pane a Milano è quasi il più caro d'Italia, secondo solo a quello di Venezia, mentre a Roma e a Palermo siamo poco sopra i 2 euro al chilo. La tabella, però, indica un minimo di € 1,99 al chilo, una media di 3,39 e un massimo di 5 euro: come li spieghiamo gli oltre 3 euro della mia pagnotta? Sarà stato anche un pane speciale, ma mi pare che qualcuno stia un po' approfittando di un clima da mercato selvaggio.

Non è il caso di risalire ai tumulti del pane secenteschi, di cui ci parla Manzoni nei Promessi Sposi cacciando il povero Renzo giusto in mezzo alla rivolta di San Martino, in cui la folla di Milano, inferocita, arrivò a minacciare il vicario di provvisione assediandolo nella sua residenza. Nei mesi scorsi, però, abbiamo visto come le rivolte del pane in Tunisia e in Egitto siano arrivate a rovesciare regimi politici all'apparenza inamovibili.

Mi sembra molto improbabile che da noi si arrivi a qualcosa del genere, anche vista l'atavica allergia degli italiani alle rivoluzioni, ma di certo prezzi così alti rischiano di rendere anche il pane - una volta la base dell'alimentazione - un prodotto di lusso. D'accordo che Milano è la capitale della linea e delle diete, ma è meglio che ognuno possa decidere quanto pane mangiare senza dover fare i conti a fine mese.

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