Salone del Mobile e caporalato

Come sempre in giorni assolati come questi, dalla Vela di Fuskas, la gigantesca onda di vetro che taglia l'immensa zona fieristica da oriente a occidente, una luce diffusa e leggermente irreale si diffonde per tutta la Fiera. Eppure, tra gli immensi e deserti padiglioni che pian piano si trasformano nel Salone del Mobile, quella luce non illumina e non ha altro effetto se non quello di alzare insopportabilmente la temperatura per chi ci lavora e ci suda tutto il giorno.

Come dimostra infatti un filmato pubblicato recentemente da Linkiesta, ma come in fondo sanno tutti in città – e da tanto tempo fanno finta di non saperlo – la Fiera di Milano, quella che si sperava potesse diventare la “porta dell'Italia verso il mondo globalizzato”, soffre della più classica e virulenta malattia che impesta il nostro paese e ne strozza la crescita, ovvero il lavoro nero.

Come avrebbero detto i latini, in video veritas, e infatti basta guardare il video girato da Michele Sasso per assistere alla più classiche delle scene di caporalato: proprio all'uscita della fermata della metropolitana Rho-Fiera, non lontano dalle torri pendenti di Perrault e proprio sotto l'immensa parete di fianco alla porta Est, decine di lavoratori, quasi tutti stranieri, aspettano dall'alba di essere assunti per un giorno.

Ma se in questi giorni di emergenza immigrazione può certamente risultare istintivo denunciare il sistema di caporalato che sfrutta decine di lavoratori stranieri provenienti da ogni dove, questa piaga, che sta letteralmente strozzando la Fiera di Milano, non riguarda soltanto i lavoratori stranieri e non è certamente legata semplicemente al Salone del Mobile.

Perché in fondo è sempre la stessa storia, che si ripete con minime variazioni ad ogni allestimento, ad ogni tracciatura, ad ogni pulizia, ed è una pratica talmente radicata da essere diventata ormai un'abitudine, una vera e propria Tradizione di questo nostro strano paese.

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