Milanostorie: Enzo Costa scultore e il suo incredibile negozietto in via Lecco

Milanostorie: Enzo Costa e il suo incredibile negozietto in via Lecco

Ci sono passato davanti l'altro ieri allo studio-negozietto di Enzo Costa in via Lecco 5. Siamo nei paraggi di Porta Venezia: il negozio non è lì da poco, sarà già qualche anno. Vedo un cartello che recita "Svendo e chiudo per la crisi e per l'invidia e la cattiveria di qualcuno". Ipnotizzato, entro. Parlo con Enzo.

Che ha una storia incredibile: nasce a Palermo, da bambino si sposta a Napoli, poi da lì a 23 anni a Milano. "A Pioltello, non a Milano", fate conto, erano gli anni sessanta. Domando: e com'erano i milanesi di allora? "Ma a Pioltello ce n'erano pochi di milanesi, erano tutti di giù". Fa il parrucchiere per anni, deve mantenere la famiglia.

Già, perché alla fine ne nacquero cinque di figli in casa Costa. Intanto scolpisce: ma di nascosto, di nascosto da tutti, che si vergogna. Poi sposta il negozio in viale Stelvio, a metà anni settanta. Qualche cliente vede le statue esposte, gli piacciono, e lo incoraggia. Finché nel 1981 partecipa a una mostra: piazza tre opere ai primi tre posti.

Dopo il salto l'intervista, fatevi un'idea completa della biografia di Enzo sul suo sito, io alla fine ci ho parlato proprio una mezz'oretta.

Milanostorie: Enzo Costa e il suo incredibile negozietto in via Lecco
Milanostorie: Enzo Costa e il suo incredibile negozietto in via Lecco
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Milanostorie: Enzo Costa e il suo incredibile negozietto in via Lecco
Milanostorie: Enzo Costa e il suo incredibile negozietto in via Lecco
Milanostorie: Enzo Costa e il suo incredibile negozietto in via Lecco

Leggevo prima sul tuo sito che sei partito da Palermo...

Sono nato a Palermo, poi a otto anni sono andato a Napoli, fino a ventitré anni sono stato a Napoli, e poi sono andato a Milano, a Pioltello. Sono più di quarant'anni che sto a Milano. Vivo ancora a Pioltello. Là ho donato un'opera e sono quasi trent'anni che ancora non hanno deciso dove collocarla. Ho scritto anche a Striscia la Notizia, che mi ha risposto il Gabibbo: la gente quando ho fatto quest'opera c'era tutta, i giovani i grandi i piccoli li ho fatti partecipare, erano quasi trecento kg di creta, e l'ho donata alla popolazione. I giovani di allora ancora mi domandano, della statua.

Tornando indietro a quegli anni, mi dicevi che avevi ventitré anni, giusto? Adesso ne hai?

Il sei luglio faccio ne sessantasei.

Che Milano ti ha accolto quarant'anni fa?

Quando sono arrivato a Milano, Pioltello credevo che fosse Milano, non l'avevo mai vista. Ho aperto un negozio di parrucchiere per uomo, per sei mesi non ho visto una giornata di sole, la nebbia si tagliava col coltello.

Quando c'era la nebbia, ma la nebbia vera


Adesso fa ridere! Io non riuscivo a vedere il palazzo di fronte, per sei mesi, era una tristezza, Venendo da Napoli, sai il sole. Era una tristezza.

E la gente com'era? I milanesi di allora com'erano?

Ma quali milanesi, erano tutti meridionali, Pioltello era tutta meridionale, il meridione completo c'era! Uno che viene, all'inizio è triste, trova un ambiente tutto diverso, però poi basta orientarsi...

Per quanti anni hai fatto il parrucchiere?

Fino a 40-45 anni. Ho avuto tre negozi, uno a Napoli, uno a Pioltello, e uno in viale Stelvio, che pian piano io... fare il parrucchiere era una prigione, mi sono sentito sempre un ergastolano innocente, avevo voglia di fare, di scrivere, di suonare, e poi ho incominciato pian piano a staccarmi, il mio desiderio era dedicarmi all'arte. Avendo cinque figli, era durissima, perché io volevo anche vivere onestamente.

Hai accennato alla scultura prima...

È stata una sofferenza, volevo liberarmi, volevo dedicarmi all'arte. Lavoravo di nascosto, avendo il negozio non potevo far vedere niente: tutto quello che ho fatto, canzoni, sculture, l'ho sempre fatto di nascosto.

Perché, dici che non ti avrebbero capito?

Eh sì, dicevano "Ti metti a perdere tempo, stai a fare i pupazzetti". Io ho sempre pensato alla famiglia per prima cosa - e sarei ipocrita a dire che non voglio venderle le mie opere - e poi man mano lavoravo, creavo e mettevo da parte, poi dopo Pioltello, sono andato in viale Stelvio.

Parlami un po' del negozio in viale Stelvio, che è stato importante per farti uscire dall'ombra, per quel che riguarda la scultura. Quando l'hai preso il negozio in viale Stelvio?


Sarà stato il 1975... nel negozio c'erano ancora dei prodotti dentro, e qualche statuina africana buttata qua e là, e dicevo io, ma perché non devo mettere la statuina mia? E allora ne avevo un po' piccole, ne ho messa una in mezzo ai prodotti. Una sola. Ho incominciato a mettere una statuina, e qualcuno mi diceva "Quant'è bella, chi l'ha fatta?" io dicevo "L'ho trovata qua". Io avevo vergogna, non dicevo a nessuno che sapevo fare queste cose. Venendo da un ambiente che ti soffoca, per paura ti vergogni pensi, "Ma chi ti credi di essere?". Poi dopo ho incominciato a metterne un'altra. Ho dovuto superare tante, tante prove... e ho incominciato a metterne di più esposte, c'erano sempre apprezzamenti. Dietro al lavandino mi mettevo a lavorare, a scolpire, quando non c'erano i clienti. Sempre dietro, mai coi clienti, mai a farmi a vedere.

E poi, leggevo sul tuo sito, intorno al 1981 hai iniziato a vincere dei premi

Eh sì, venivano anche degli artisti che mi apprezzavano, e mi incoraggiavano, che io mai avrei voluto fare lo scultore. "Enzo!" mi dice un amico pittore, e mi porta un ritaglio dice "Questo è un concorso internazionale a Saint Vincent"... e io che vuoi, sono alle prime armi... lui m'ha detto "Io te lo lascio qua". Era una tentazione, stava là, lo leggevo. Poi ho detto a mia moglie "Che dici?". E per curiosità ho chiamato questa galleria che organizzava: "Scusi guardi, io sono alle prime armi" quello disse "Stia attento a non sparare" risponde "Vorrei fare un concorso, ma sono un autodidatta, non so nemmeno cosa portare" e mi fa "Mi porti cinque o sei opere e poi scegliamo". E un giorno con mia moglie andiamo, si doveva pagare ogni opera, pensavo; mal che vada, non valgo niente e mi metto l'anima in pace. Prendo una busta della spesa e ne metto sei dentro, per me non avevano valore, avevano un valore mio personale, ero talmente soffocato dall'ignoranza che mi ha sempre circondato, dall'insensibilità altrui che non gli davo valore.

Ne ho presentate tre. Sono arrivate ai primi tre posti.

Quella che avete letto è la parte piacevole della storia. Adesso arriva quella meno poetica: Enzo Costa vuole chiudere tutto, dice che gli hanno fatto una multa perché esponeva merce fuori dal negozio, si è stufato. Fateci un salto prima che sbaracchi, che due parole con lui cambiano la giornata: e poi il negozietto è obiettivamente incredibile, c'è qualunque cosa usata, vecchia, rimediata chissà dove. E se vi va date un'occhiata al suo sito, ha anche una pagina Facebook, anche se aperta da poco.

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