Milanosport ai privati, opportunità o perdita?

milanosportnuovaL'idea della giunta Pisapia di privatizzare Milanosport, la società controllata al 100% dal Comune che gestisce 27 impianti sportivi in città, sembra diventare di giorno in giorno sempre più concreta. All'inizio furono indiscrezioni uscite sui giornali, dove voci vicine alla giunta definivano la società un "carrozzone" e ne auspicavano lo smantellamento. Poi il braccio di ferro - sempre più duro - tra l'assessore allo sport Chiara Bisconti e i vertici dell'azienda. Nel momento delle iscrizioni per bambini e ragazzi (primo settembre), le code e il caos agli sportelli furono all'origine di un botta e risposta piccato tra Palazzo Marino e Milanosport.

Ieri l'annuncio delle dimissioni da parte del presidente Mirko Paletti. Dimissioni accettate e anche di buon grado. Il nodo formale dello scontro si è giocato tutto sul ruolo della controllata. Da una parte la giunta Pisapia, che ritiene Milanosport un baraccone con perdite intorno agli 8 milioni di euro all'anno e considerata una spesa non sostenibili, di questi tempi di tagli, aumenti dei biglietti e buchi di bilancio. Dall'altra Paletti che rivendica come i conti in rosso della società non siano il segnale di una perdita ma di una spesa sociale, impiegata per promuovere lo sport, prima missione della società (da statuto).

La parola fine sul mandato di Paletti apre quindi una nuova fase per la società. Su due strade sembra indeciso il Comune: lo smantellamento di Milanosport e il passaggio in gestione degli impianti ai privati o la privatizzazione. Non si può non osservare che, in entrambi i casi ci sarebbe comunque un primo effetto: l'aumento delle tariffe che smetterebbero di essere sociali (4 euro per le piscine è tra i prezzi più bassi d'Italia) e diventerebbero di mercato.

Foto | Flickr

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