Expo 2015 Milano: qual è il padiglione più brutto?

Il non troppo ambito premio se lo aggiudica la Svizzera. Che però ha il pregio di affrontare davvero il tema di "come nutrire il pianeta".

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Si parla tanto dei padiglioni più belli di Expo, che viene voglia di andare invece a vedere qual è il padiglione più brutto. Siccome non posso fidarmi del mio solo gusto personale, ho spulciato in rete per capire quale fosse l'opinione prevalente. E i pareri sembrano essere tutti concordi: il padiglione più brutto è quello della Svizzera.

Squadrato, freddo, dai colori tristi. Molti lo paragonano a un supermercato anni '80 (e non è certo un complimento). A sorpresa, tra i critici più feroci di questo padiglione si trova anche il sito TicinoNews: "Molto lineare, dai colori poco accesi, il padiglione svizzero sembra voler rappresentare quella parte del paese molto precisa, un po’ grigia e quasi asettica". Non manca il parere dell'esperto, l'architetto svizzero Mario Botta: "“La Svizzera ha realizzato un padiglione particolarmente presuntuoso e si profila uno dei più orripilanti e ridicoli di tutta la fiera. Rinunciare alla capacità di espressione dell'architettura è patriottico cinismo".

Ok, il padiglione svizzero è brutto forte. Lo sottolinea anche Marco Agustoni su Medium: "Visto da fuori assomiglia al magazzino di un supermercato, e del resto dentro non è che sia tanto meglio". E però, il padiglione Svizzera ha anche un merito, il fatto di affrontare per davvero, a differenza di moltissimi altri, il tema su come nutrire il pianeta che dovrebbe (e il condizionale è d'obbligo) essere il tema centrale di questa esposizione universale: "L’intero padiglione svizzero è una grande metafora della limitatezza delle risorse. Per cui se ne utilizziamo (e sprechiamo) in quantità elevate, quelli dopo di noi rimarranno a bocca asciutta. Il senso, quindi, è di pensare anche alle generazioni future, nello sfruttare i tanti beni che il pianeta mette a nostra disposizione".

Per cui, anche l'esterno non è riuscito, vale la pena di fare un giro e capire meglio in che modo la Svizzera ha affrontato un tema così importante.

C'è un altro padiglione, però, che ha suscitato facili ironie. Ed è quello della Romania. Leggiamo su Il Post: "È una specie di rivisitazione in chiave moderna di un villaggio rumeno, con la palizzata che dovrebbe richiamare il flauto di Pan (lo strumento musicale del dio greco metà uomo, metà capra) e una costruzione molto simile alle loro case di campagna. Dentro però non c’è nulla. (...) All’entrata del padiglione ci sono due manichini con abiti tipici sulla destra, poi un corridoio vuoto. Il percorso, uno dei più brevi di Expo, è formato da quattro corridoi intorno al corpo centrale, dove c’è una “band” di tre persone con pianoforte, chitarra elettrica e batteria, che suona davanti a una ventina di sedie vuote".

Messa così, non viene proprio voglia di visitarlo.

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