Cosa ci sarà nell'area di Rho Pero dopo l'Expo?

Quali sono i progetti per il post-Expo? Ecco di che cosa si sta parlando, tra mille difficoltà.

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Quale sarà il futuro dell'Area Expo dopo il 31 ottobre, quando calerà il sipario sull'esposizione universale, è una domanda che ci si pone da ben prima che lo stesso Expo cominciasse. Per una semplice ragione: troppe volte alla chiusura del grande evento sono rimaste zone desertiche, inutilizzate, degradate, ecc. ecc.

Siccome l'Italia è una delle grandi esperte di questo di sprechi, il timore che si ripeta quanto già avvenuto altrove è forte, ancor più dopo il licenziamento degli advisor che dovevano occuparsi di valutare i vari progetti. Licenziamento che non fa ben sperare, ma che in verità è stato deciso per dare un'accelerazione al tutto, visto che i consulenti di Arexpo avevano chiesto tre mesi pieni per le loro valutazioni.

Ma non c'è tutto questo tempo, anche perché quali siano i due progetti che piacciono si è capito da tempo: il campus della Statale assieme alla cittadella dell'Innovazione spinta da Assolombarda. I due progetto combinati, in effetti, piacciono a tutti. Un po' perché un campus è ovviamente compatibile con la norma che vuole che il 54% di quell'area sia destinato al verde; un po' perché le mille sedi distaccate dell'università sono un aspetto della Statale che non piace a nessuno; un po' perché la soluzione è compatibile anche con la "Silicon Valley italiana". Anzi, le due cose assieme sarebbero perfette: da una parte la formazione, dall'altra le start up tecnologiche. Troppo bello per essere vero?

Si vedrà, per il momento le certezze sono molto poche. A partire da quelle economiche: l’Università non ha abbastanza denaro per comprare i terreni, costati in totale 300 milioni di euro alla società Expo (costituita da enti pubblici e che vorrebbe invece poter recuperare la spesa, ndr). Si dovrà bussare a qualche impresa privata (e qui il progetto Silicon Valley potrebbe avere un suo ruolo) oppure rivolgersi a Comune, Regione e Stato. Impresa quasi impossibile di questi tempi.

Nel frattanto, si fa sentire il comitato referendario di Milanosimuove: "Il licenziamento dell'advisor Expo che aveva rivelato che si brancola nel buio sul post Expo è un cattivo segno. Ormai è chiaro che rimarrà una cattedrale nel deserto. Quando si comincerà a pensare sul serio al futuro dell'area, Comune e Regione non dimentichino l'esito del referendum approvato a larghissima maggioranza dai milanesi in cui si chiede un nuovo parco. Le funzioni che si insedieranno dovranno essere compatibili con questa indicazione".

Ma se ho capito bene, il campus (che, come tutte le università pubbliche, è luogo aperto a tutti), con il 54% di verde, dovrebbe rispettare queste indicazioni. Tutto questo pregando che nessuno squalo immobiliarista ci metta gli occhi sopra.

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