La storia del Cimitero Monumentale di Milano

La storia e le origini del Cimitero Monumentale: il museo a cielo aperto di Milano.

Qual è la storia del Cimitero Monumentale, il museo a cielo aperto di Milano? Prima di addentrarci nelle origini del Monumentale, vale la pena di soffermarsi un secondo sul fascino che questo luogo ha sempre esercitato sui milanesi, che infatti spesso e volentieri lo "sponsorizzano" a ignari turisti che li guardano straniti: "Ma come, dovrei passare il pomeriggio in un cimitero?". Ebbene sì, ne vale davvero la pena. E non tanto (o non solo) per rendere omaggio ai più grandi personaggi a cui Milano abbia dato i suoi natali (uno per tutti, Alessandro Manzoni), ma proprio per l'incredibile atmosfera che passeggiare all'aperto (meglio se in autunno, in una giornata nuvolosa) permette di respirare.

D'altra parte, al Monumentale le opere sono dei più grandi artisti milanesi dell'epoca: Carlo Maciachini, Luca Beltrami e Gaetano Moretti; altri si sono invece mostrati capaci di notevoli prove del liberty, ben rappresentate da Giuseppe Sommaruga, Ernesto Pirovano e Ulisse Stacchini. La struttura imponente accoglie il visitatore, che non può che rendersi subito conto di non stare entrando in un normale cimitero.

Passiamo alla storia del Cimitero Monumentale, ben narrata sul sito del Comune di Milano.

Le origini del Cimitero Monumentale risalgono al 1838 quando il Municipio di Milano bandì un concorso per il progetto di un nuovo cimitero che raggruppasse in un unico luogo le sepolture distribuite nei sei cimiteri periferici. L'idea era di predisporre uno spazio decoroso e modernamente attrezzato per accogliere i segni funebri della memoria individuale e collettiva, considerandolo un preciso dovere nei confronti della cittadinanza. L'iniziativa tuttavia non ebbe esito concreto e fu solo con l'Unità nazionale che il Municipio approvò, nel 1860, tra i primi atti della nuova amministrazione, un ulteriore concorso per il Cimitero; tre anni dopo, alla fine del 1863, fu definitivamente dichiarato vincitore il progetto dell'Architetto Carlo Maciachini (1818-1899). Il 2 Novembre del 1866 il terreno del Cimitero, seppure ancora incompleto nelle parti architettoniche, era disponibile per le inumazioni e venne aperto con cerimonia solenne e la benedizione di rito da parte di Monsignor Calvi.

Da allora è diventato rapidamente uno dei luoghi più celebri della milanesità, dove vengono sepolti (con criteri ignoti ai più) solo personaggi di famiglie altolocate o che si sono distinte per meriti precisi (è il caso della tutt'altro che ricca poetessa Alda Merini).

Esteso per circa 180.000 mq (oggi più di 250.000), il Cimitero Monumentale (realizzato con alcune varianti rispetto al concorso del 1863) si organizza in base all'incrocio ortogonale di due viali principali e numerosi viali secondari che lo percorrono in lunghezza e in larghezza. Essi creano una maglia entro cui si distinguono: le Gallerie e le Arcate all'ingresso, i Riparti distribuiti su tutta l'area, le Zone rialzate ai lati, la Necropoli centrale a impianto ottagonale, le fasce perimetrali dette Circondanti, il Tempio Crematorio e i Giardini Cinerari sul fondo. Il Cimitero è stato pensato per ospitare una grande varietà di monumenti funerari che corrisponde alla diversità del gusto, delle scelte artistiche e del credo religioso. Nel progetto iniziale sono stati previsti, fronte ingresso, due Riparti: a Ponente il Cimitero Acattolici e a Levante il Cimitero Israeliti.

Dalla iniziale monumentalità di impianto classico, si passa dagli anni Settanta dell'Ottocento a nuove libertà stilistiche e temi più aperti al realismo anche in base alle esigenze di auto-rappresentazione dei concessionari delle sepolture. Diversi i temi iconografici: dalla porta socchiusa, varco misterioso al mondo ultraterreno, alla rappresentazione di valori laici e civili, dalle figure di dolenti in pose di cordoglio, ai ritratti di varia foggia. Una maggiore libertà formale e nella definizione dei temi si riscontra nella plastica della scapigliatura, dove le opere di Medardo Rosso sono tra gli esempi più alti, punto di avvio per scultori come Enrico Butti, Ernesto Bazzaro, Paolo Troubetzkoy. Negli anni Novanta il linguaggio simbolista che predilige figurazioni raffinate, aderenti a uno stile nuovo, più armonioso e fluido, è preludio al trionfo del liberty la cui fortuna si estenderà sino agli ultimi anni Venti con le invenzioni di Leonardo Bistolfi e di decine di epigoni.

Nel periodo tra le due guerre mondiali l'arte funeraria continua ad assorbire gran parte dell'attività degli scultori milanesi, con un linguaggio plastico più essenziale, ma modulato da diverse declinazioni che comprendono sia l'espressività di Adolfo Wildt, sia la corporeità di Carlo Bonomi. Gli anni Quaranta si aprono con la nuova classicità e levigatezza formale di Arturo Martini e Lucio Fontana.

Anche negli ultimi decenni del Novecento il Cimitero Monumentale ha accolto le opere dei massimi scultori contemporanei, come Luciano Minguzzi, Francesco Messina, Giacomo Manzù, Floriano Bodini, Giò Pomodoro, e molti altri protagonisti del secolo appena trascorso, in un continuo rinnovarsi della tradizione dell'arte nel grande cimitero.

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