Il piano per gli ex scali ferroviari bocciato in consiglio

Doveva essere il grande lascito di Pisapia, adesso bisognerà trovare un modo per evitare di ricominciare l'iter da capo.

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I progetti per gli ex scali ferroviari di Milano non erano tutti ugualmente convincenti. Soprattutto, sembrava esserci un po' troppa attenzione all'edilizia e un po' poca a forme alternative di sfruttamento degli spazi (case e parchi, come se non fosse proprio possibile immaginare un hub dedicato a musica, arte, palestre, ecc.). E però, nel complesso, le cose potevano andare molto peggio, come sarebbe probabilmente successo se a occuparsi di tutto ciò fosse stato un sindaco con appetiti da palazzinari (e nel passato ce ne sono stati, eccome).

Per questa ragione è davvero un peccato che le spaccature interne alla maggioranza del consiglio comunale (legate alle comunali di Milano del 2016) abbiano causato la bocciatura del piano quando l'iter era arrivato all'ultimo passaggio e sembrava ormai cosa fatta. E invece, la maggioranza va sotto per cinque voti: due di Rifondazione, uno dell'Italia dei Valori, uno dei Radicali e un socialista.

E adesso? Il rischio è che si debba ricominciare tutto daccapo, con la certezza, a questo punto, che a occuparsene sarà la prossima giunta. C'è però qualche speranza che la delibera possa essere ripescata e ripresentata tale e quale prima del 17 dicembre, che rappresenta la scadenza ultima.

Ma quali sono i progetti per gli scali ferroviari? Lo scalo Farini, il più grande con i suoi 500mila metri quadrati, vedrà un mix di edilizia libera ed esercizi commerciali. Lo stesso è in programma per Porta Romana. Commerciale e servizi invece a Porta Genova. Housing sociale a Greco, Lambrate e Rogoredo. Ok, e allora il verde? L'unico scalo che sarà interamente destinato a un parco è quello di San Cristoforo.

Ma allora com'è possibile che "metà dello spazio complessivo" sarà destinato al verde? Con tutta probabilità si include in questo ogni giardinetto, area cani, spiazzo, aiuola che viene inserito. La verità, però, è un'altra ed è molto più triste: sei scali su sette saranno utilizzati per costruire case e negozi. Valeria Ballotti, presidente dell’Ordine degli architetti di Milano, la vede in maniera molto più positiva: "L’accordo quadro sugli scali prevede indici edificatori minori e un mix tra residenziale, verde e funzioni che può creare dei nuovi quartieri, non semplicemente dei nuovi dormitori. Segue quello che si è fatto in Europa. Non abbiamo bisogno di tanti metri quadrati di edilizia in più, abbiamo bisogno di un modo di vivere differente. L’evoluzione della città va in questa direzione".

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