Le origini del dialetto milanese

Dalla colonizzazione dei romani fino alle invasioni barbariche, ecco come nasce il dialetto milanese.

Difficile parlare di origine del dialetto milanese, visto che il suo sviluppo, come quello di ogni lingua, avviene in maniera graduale e dall'incrocio di culture diverse. Per riuscire a risalire alla nascita del dialetto parlato a Milano e dintorni, comunque, bisogna risalire almeno all'epoca in cui i romani colonizzarono l'Italia settentrionale, all'epoca abitata dai Galli e dai Celti.

Come spiega il classico Leggende e storie milanesi (ed. Libreria Milanese) "il latino parlato dai coloni, naturalmente meno colto e complesso del latino scritto e letterario, venne a contatto con le diverse parlate preesistenti sul territorio e non potè evitare di assumerne alcuni elementi. A questi influssi precedenti (che che gli esperti chiamano il 'sostrato' di una lingua o di un dialetto), che nel caso del milanese cono le lingue gallo-celtiche, risalgono i tipici suoni ü e oeu, che infatti non esistevano nel latino e sono tuttora sconosciuti all'italiano".

A partire da questo periodo, iniziano a svilupparsi le lingue neolatine (italiano, francese, spagnolo, portoghese, rumeno, ladino) e i loro dialetti, conseguenza del sostrato e dell'isolamento della lingua delle varie popolazioni, che per forza di cose iniziano ad assumere caratteristiche proprie. Arrivano poi le popolazioni barbariche a complicare ulteriormente la faccenda, visto che nuove caratteristiche si assommano alle precedenti, trasformando la peculiare forma di latino parlata allora nella zona della Lombardia in quello che oggi chiamiamo dialetto milanese (e che era ovviamente diverso da quello di oggi).

Il primo documento scritto in dialetto risale al XIII secolo: le opere volgari (ovvero non scritte in latino) del celebre Bonvesin de la Riva, autore di molte storie di Milano in cui, nonostante l'influsso latineggiante, si possono scorgere i tratti del dialetto milanese medievale.

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