Milano è chiusa, impossibile scappare

Cronaca del disperato tentativo di lasciare la città in una domenica di maggio.

1925:  One of the circular cell houses inside the Illinois State Penitentiary.  (Photo by Topical Press Agency/Getty Images)

A un certo punto sembrava un incubo: uno di quegli incubi in cui devi riuscire a portare a termine un'impresa semplicissima ma c'è sempre qualcosa che te lo impedisce. Domenica 8 maggio ho vissuta una situazione molto simile mentre cercavo di uscire dalla città per recarmi a Pavia per questioni personali.

Sono partito da casa, zona Isola, alle 13, convinto di attraversare la città in direzione Fiera e poi arrivare alla circonvallazione per raggiungere l'autostrada. Le prime presenze sparse della polizia municipale hanno iniziato a insospettirmi, anche perché poco fa, in occasione della Milano Marathon, mi ero trovato nell'impossibilità di andare dove dovevo andare, situazione talmente esasperante che avevo deciso di tornare indietro a casa prima che mi impedissero di fare anche quello.

I sospetti, comunque, erano corretti. Corso Sempione era chiuso causa maratona ciclopedonale "Wings for Life" - di cui non avevo nemmeno sentito parlare nonostante, per ovvie ragioni, abbia sempre un po' il quadro di quanto avviene a Milano - e raggiungere la vecchia Fiera oggi CityLife sembrava pressoché impossibile.

Decido allora di tornare indietro e di prenderla dal verso opposto, passando da porta Venezia e poi via verso Porta Romana. Ma anche così, niente da fare: strade chiuse ovunque, traffico infernale, gente che impazzisce in auto. Dalle parti di corso Buenos Aires mi ritrovo in via Vittorio Veneto nella direzione opposta rispetto a quella utile per me, sempre bloccato nel traffico, ormai quasi rassegnato alla rinuncia (e incazzato nero).

A quel punto, uno scorcio di luce: sul cavalcavia che costeggia i giardini di porta Venezia le auto circolano. Devo solo raggiungere piazza della Repubblica e fare inversione di marcia. Dopodiché: libertà. Arrivato alla piazza, l'ultima brutta sorpresa: la strada è sì aperta, ma è chiusa la possibilità di fare inversione.

Non essendo evidentemente l'unico esasperato dalla situazione, c'è qualcuno che scende dalla macchina per far presente al vigile che deve davvero fare solo inversione di marcia e prendere quella strada ancora aperta. Il vigile alza il nastro per un'automobile, la fa passare, e si allontana. È il via libera, in un attimo tutte le macchine in coda (5 o 6, molti avevano già rinunciato) ne approfittano, abbassando il finestrino per sollevarsi il nastro da soli e imboccano la strada agognata, mentre il vigile inizia a tornare sui suoi passi con fare minaccioso (ma se ne fai passare uno, che ti aspetti?).

A quel punto, la libertà era stata conquistata. Ma lungo tutta la strada che mi porterà all'autostrada, non ho fatto altro che vedere volontari di Wings for Life e vigili che si apprestavano a chiudere vie. Con la netta sensazione di essere ancora in un incubo, ma questa volta un incubo in cui il ponte dietro di te crolla mentre continui a correre per salvarti. Questo per dire la situazione di angoscia in cui mi sono trovato.

La sensazione di essere in una prigione, in cui non c'era modo di andarsene. In cui mi era di fatto impedito di lasciare la città (se non fosse stato per quel vigile che ha chiuso un occhio, avrei probabilmente rinunciato). È accettabile che mi venga impedito di lasciare la città in una domenica pomeriggio?

Ora, se c'è il blocco del traffico è un conto: uno lo sa da tempo, si organizza di conseguenza. Ma ogni volta che ci sono queste manifestazioni ne vengono a conoscenza solo i diretti interessati, mentre gli ignari che prendono l'auto si trovano intrappolati.

Una piccolissima proposta per il futuro: quando ci sono manifestazioni di questo tipo, o si fa una domenica a piedi annunciata a tutti (e benvenuta da molti), oppure si prevedono delle vie di fuga per gli automobilisti. Perché essere imprigionati nella città e impossibilitato a muovermi liberamente è davvero intollerabile.

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