Elezioni comunali Milano 2016: sfida tra Sala e Parisi sulle moschee

Entrambi possibilisti e cauti, ma c'è una netta differenza.

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In tanti si chiedono quale sia la differenza tra Sala e Parisi: entrambi moderati liberali, entrambi manager, entrambi ex direttori del Comune di Milano. Ecco, una differenza non di poco conto si può trovare proprio riguardo a una delle questioni più spinosi che la città abbia affrontato in tempi recenti: la necessità o opportunità di offrire alle comunità islamiche milanesi delle vere e proprie moschee nelle quali pregare alla luce del sole.

Per Sala, la questione è abbastanza semplice: "Oggi gli scantinati sono incontrollabili. Quindi sì alla moschea, e velocemente". Inevitabilmente, invece, la posizione di Parisi è molto più attenta: "Sono per la libertà di culto, ma esiste un pericolo legato al terrorismo. Prima bisogna avere una norma chi promuove le moschee non sia legato a gruppi fondamentalisti". Come se oggi ci fosse la certezza che nelle moschee "improvvisate" i gruppi fondamentalisti non siano presenti.

Un modo come un altro per accertarsi che le moschee non si facciano mai, visto che i tempi per arrivare a una legge del genere sarebbero lunghissimi. Per Sala, la posizione di Parisi dimostra una cosa: "Lui non è libero da Salvini e questo mi sembra assolutamente certo".

Sul tema, Milano si gioca una parte importante della sua credibilità internazionale, stante anche il ruolo sempre più di primo piano che investitori arabi hanno nella nostra città e la figura cosmopolita che la città cerca di darsi. Ma finché migliaia di persone saranno costrette a rintanarsi per pregare in luoghi inaccessibili e incontrollabili, tutto ciò non potrà dirsi compiuto.

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