La Milano dell'orrore: intervista a Samuel Marolla

samuel marolla, libri su milano, milano horror, bonelli editore Di Samuel Marolla, scrittore e sceneggiatore per Bonelli di storie dell'orrore, è appena uscito un libro di racconti che si intitola La mezzanotte del secolo e che potrà interessare tutti noi, cittadini di Milano, abitanti di una città di per sé incubotica e puzzolente, che potremmo scoprire ben presto dotata anche di un'insospettabile anima nera, un'anima decisamente orrorifica.

Noi di 02blog, che di questi punti di vista stranianti sulla città siamo ghiotti, lo abbiamo raggiunto e intervistato per voi. Seguiteci dopo il salto per gustarvi fino in fondo questa lunga e intrigante intervista.

Milano è una città che si presta bene al racconto dell'orrore?
 
Milano si presta moltissimo a storie dell'orrore. Soltanto la nascita epica della città, che si vuole fondata dai celti in quanto i loro druidi ritenevano questo luogo un "nemeton", cioè un centro di potere, dà l'idea delle potenzialità di Milano per quanto concerne la narrativa fantastica. Narrativa fantastica che poi ha avuto degli immensi rappresentanti, primo fra tutti Dino Buzzati, che per me è un punto di riferimento assoluto.

Cos'ha Milano di particolare per le tue storie?

Milano è ha tutto quello che ci vuole per delle buone storie dell'orrore, quindi: un passato illustre e travagliato, denso di luoghi, personaggi, leggende, fantasmi, unito a una grandezza geografica (considerando l'hinterland), una varietà di ambienti e un pizzico di respiro internazionale che le consentono di trasformarsi in un perfetto scenario.
A volte penso che Milano nasconda i suoi millenni dietro luci al neon, grattacieli e cartelloni pubblicitari, ma che in certe notti, in alcuni punti, appaia per qualche istante l’antica creatura che realmente è.
 
Quali sono i quartieri, le strade o le piazze dove hai ambientato le tue storie?
 
Ho cercato di spaziare in tutta Milano, dal centro alla sterminata periferia. Ci sono chiaramente quartieri che io a livello personale frequento di più (e che non è detto siano i più famosi), ma cerco di non farlo trasparire. Amo tutta la città e mi sembrerebbe di farle un torto privilegiando alcuni luoghi rispetto ad altri; quindi preferisco estendere l'orrore a tutta la metropoli.

Hai inventato proprio tutto?

Le strade, le piazze, i negozi, i ristoranti, i cortili citati sono rigorosamente veri. L'unica licenza poetica che mi sono preso è stata quella di ambientare un racconto nella luciferina via Saterna, dietro via Solferino: una strada che non è facile da raggiungere, e da cui soprattutto è impossibile uscire.
 
Milano è una città con una storia molto complessa e stratificata, come usi questa stratificazione nell'invenzione dei tuoi racconti?
 
E' un discorso che mi affascina e mi interessa molto. Studio con passione il folklore e i misteri di Milano e la cosa meravigliosa è che si scopre sempre un dettaglio in più, si aggiunge sempre un tassello alla sua fantastica epopea.
In uno dei racconti dell'antologia, un personaggio afferma che a Milano ci sono diversi strati, sia sotterranei che "sopraelevati", dove è meglio non spingersi in quanto abitati da "cose che è meglio non disturbare".
Io sono in uno stato di soggezione naturale nei confronti della storia cittadina, della miriade di cose, di personaggi, di nomi, di dettagli, e cerco con pazienza di far mie le "regole del gioco" che Marguerite Yourcenar affermava essere fondamentali quando si affronta in narrativa una vicenda storica complessa e importante (nel suo caso, le inarrivabili "Memorie di Adriano"): "leggere tutto, informarsi su tutto, imparare tutto".
 
Qual è il luogo di Milano che ti fa più paura?
 
La Rinascente in Duomo. No, scherzo... a Milano ci sono molti luoghi che fanno paura se visti nel modo giusto e nel momento giusto (o nel momento sbagliato, a seconda dei punti di vista).
Contrariamente al luogo comune che vuole una Milano nebbiosa e invernale, devo dire che la città d'estate, quando è vuota (ormai sempre più raramente), secondo me fa molta più paura. In ogni caso, ce ne sono molti, di luoghi che fanno paura. Alcuni insospettabili, come il nuovo, ordinatissimo quartiere di Bicocca, che sembra uscito da un (bellissimo) incubo borgesiano. Le guglie del Duomo a me terrorizzano, mi danno una sensazione fortissima da sindrome di Stendhal, i visitatori potrebbero scomparire nel nulla fra quei gelidi marmi come i protagonisti di "Picnic ad Hanging Rock". I vicoli di certe zone del centro, ad esempio la Stretta Bagnera, le Cinque Vie o i Navigli, nelle quasi scomparse serate di nebbia. Il triceratopo gigante del museo di storia naturale di Porta Venezia. I quartieri periferici, con le loro distese immense di cortili e androni e fabbriche dismesse. Le stazioni sotterranee deserte del passante ferroviario al quindici di agosto, uscite da un film di David Lynch... e potrei continuare così ad libitum.
 
Qual è la differenza secondo te tra la paura e il terrore?
 
La paura è una sensazione strisciante, che si insinua lentamente grazie a piccoli, impercettibili segnali. Il terrore è come un pugno, ti arriva addosso in un attimo e ti lascia tramortito.
 
Il fatto che stiamo vivendo un periodo storico difficile, perennemente appesi su un baratro, un abisso, rende buon servizio al racconto horror?
 
Sicuramente. Nella mia antologia il titolo stesso, la Mezzanotte del Secolo, gioca molto su questo concetto, sulla sensazione straniante di "fine del mondo" che ci coinvolge tutti a vari livelli, dalle bislacche teorie catastrofiste sul 2012 alla crisi finanziaria globale, ai concreti disastri climatici che negli ultimi tempi hanno martoriato ogni angolo del mondo. L'horror è storicamente più forte quando riflette le angosce di tutti i giorni e, come tu dici, abbiamo avuto e stiamo avendo adesso i nostri bei giorni di paura.

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