Prada vs MacDonald's: in galleria chi la spunta?



Come avevamo appreso qualche tempo fa Prada vinse il bando per conquistare la Galleria Vittorio Emanuele. Il simbolo del lusso made in Italy scalza la corazzata americana di junk food con il cambio di guardia atteso per l'inizio del prossimo anno. Tutti contenti? Nient'affatto perché il trasloco è oggetto di una disputa inusuale, tutt'altro che banale, anche se destinata a lasciare il tempo che trova.

Premessa: Sinistra e Mc Donald's sono come l'olio e l'acqua, componenti immiscibili; come i freakettoni e Regan, il Punk '77 e la Regina d'Inghilterra. Eppure, fatte le dovute premesse, apprendiamo che durante la seduta della commissione Mobilità e ambiente alcuni esponenti del centrosinistra si sono spesi in favori della multinazionale. Sembra incredibile che la sinistra (ci consenta, seppur parlando del PD, di intenderla sinistra) arrivi a difendere una multinazionale colpevole di sfruttamento della manodopera e distruzione delle foreste.

Questo per un semplice motivo: McDonald's in Galleria sarebbe una presenza democratica perché permetterebbe a tante persone di potersi sedere nel Salotto di Milano senza spendere cifre da mal di stomaco. In pratica una "zona franca" dove anche le persone normali possono sedersi per sorseggiare un caffè e sentirsi "americani a Milano".

Forse - per usare le parole del consigliere Sel Luca Gibillini - "eccessivo investire il fast food del ruolo sociale di presidio accessibile" in una zona dove sedersi al Camparino - uno su tutti - per un aperitivo costa come un'andata Milano Genova in interregionale. Rimangono i fatti. Io personalmente non ho mai consumato neanche un caffè in nessuno dei bar della Galleria, né tanto meno ho visto italiani sedersi nei numerosi ristoranti. E voi come la vedete? Siete d'accordo con chi vede nel Mc una "zona franca" in Galleria da tutelare?

Foto by flickr, br1 dotcom

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